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SCUOLA/ Un prof oggi è ancora capace di "generare" figli?

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Il compito: contrastare lo stallo generazionale e favorire nuovi inizi − Cosa può aiutarci a contrastare questo pericoloso stallo che vede le generazioni separate le une dalle altre, ferme, magari protettive ma prive di progetto per sé e per chi ci è accanto e responsabilmente affidato? 

Pensare per generazioni, questo è il primo compito culturale. Incentivare alleanze tra adulti, questa è la prima azione da intraprendere. Se è difficile trovare il maestro, quello carismatico che la vita concede poche volte di incontrare, è possibile cercare e creare una fratellanza generativa tra adulti che condividono la stessa condizione e responsabilità verso la generazione successiva. Tale responsabilità è un compito che compete all’adulto in quanto tale in primis a chi ha un ruolo educativo. Nessuno si può sottrarre a questa generatività sociale che consiste nel creare un ambiente umano (cioè che si prende cura dei legami) che sia capace di conservare e rinnovare il patrimonio simbolico della cultura di origine e porgerlo alla generazione successiva. Quest’ultima, da parte sua, va chiamata da subito in causa, facendole spazio. Interrogare il passato ma anche interrogare il nuovo che si affaccia costruendo insieme nuovi patrimoni.

“C’è bisogno di un villaggio per far crescere un bambino”, questo dice un bel proverbio africano. C’è bisogno comunque di un villaggio per crescere, perché la crescita, lo sviluppo tocca tutte le età della vita.

Ma la condizione è quella espressa da J. W. Goethe: “quel che hai ereditato dai tuoi padri guadagnatelo, per possederlo”. Non si può evitare la fatica, il sacrificio, non si può evitare a sé e non si deve evitarlo a chi ci è affidato.

 

(1) Patrimonio deriva dal patris-munus, un dono paterno, un dono che al tempo stesso rende debitore come è della etimologia di munus. 

 

(2) Esso, oltre che narcisistico, cioè centrato solo su sé si ammanta anche di onnipotenza perché elimina l’altro, essenziale per generare e che è perciò stesso segno del nostro limite. 

 

(3) Il mito auto generativo è presente in forme diverse anche in molte altre culture, si pensi per esempio alla cultura greca che si immaginava la procreazione come frutto solo del seme maschile e che confinava l’apporto femminile come puro contenitore, utero.

 

Il testo presentato è la relazione tenuta dall’Autrice in occasione del convegno “Il tempo della ragione: verifica della tradizione e coscienza critica”,  organizzato dall’Associazione culturale “Il Rischio Educativo” sabato 10 marzo 2012 all’Università Cattolica di Milano.


 



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