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SCUOLA/ C'è una traduzione che mette d'accordo "conservatori" e "progressisti"

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Dal ragionamento esposto, mi sembra che si possa concludere che certo la traduzione può essere occasione per ri-prendere, ri-comprendere i contenuti grammaticali, ma se la riduciamo a unica e principale verifica di apprendimento di strutture sintattiche, magari con frasette o testi al limite dell’insensatezza mi sembra che travisiamo e tradiamo tutto il suo potenziale didattico ed educativo.  Inoltre soprattutto nel primo biennio fornisce un insostituibile strumento per fare esperienza di impatto con un  dato oggettivo con cui confrontarsi, di cui comprendere consapevolmente i meccanismi di codifica e di decodifica. 

Nella prassi didattica l’esperienza del Laboratorio di traduzione si rivela sempre interessante, in particolare nei corsi di recupero le persone che lavorando col docente imparano l’arte per imitazione, per tentativi e progressivo aggiustamenti delle ipotesi. La lettura degli autori in lingua è poi l’occasione di vedere a frutto il lavoro sulla traduzione: se nel primo biennio offre al docente l’opportunità di mostrare e proporre un “modello di traduzione”, nel secondo biennio e nell’ultimo anno, soprattutto se preceduta da una pre-traduzione, è occasione di confronto, discussione e dialogo con l’insegnante e tra i compagni per l’interpretazione corretta di un testo. Soprattutto nell’ultimo anno è didatticamente efficace confrontarsi nella resa di alcuni passi con autorevoli traduttori: interessanti sono i giudizi e le discussioni su come è stato interpretato il testo di partenza. 

Più che la semplice “correzione” di una versione tradotta a casa o “dettatura” della traduzione giusta, è utile nel lavoro in classe sottolineare le diverse fasi di approssimazione al senso del testo in L1 fino ad arrivare a quello in L2: comprensione, traduzione provvisoria, preparazione di un testo sostitutivo, leggibile nella lingua di arrivo. Occorre una messa a fuoco delle conquiste di senso acquisite dalla traduzione, suggerite da comprensione globale del testo, individuazione di parole chiave, ipotesi di senso, traduzione, scarto rispetto alle ipotesi, ammissione del deficit (di bellezza, di senso, di pregnanza espressiva, stilistica...) rispetto al testo in L1, di problemi di resa, in particolare di testi poetici.

Ottimo mi pare poi accompagnare la traduzione nei livelli bassi da un riassunto che testimoni il trasferimento di senso e in quelli alti con un commento che renda ragione del senso del testo nel contesto delle proprie conoscenze dell’autore o comunque della storia letteraria e culturale. Perché non rendere obbligatorio un commento associato alla traduzione di un testo come in alcune (ex)sperimentazioni, anche nell’esame conclusivo?

In conclusione, come mi sembra che si sia delineato dal franco dibattito in corso,  se mi pare che errino coloro che arrivano a subordinare alla traduzione ogni sforzo a scapito di una sensibilità letteraria e culturale, altrettanto mi sembra che coloro che cercano di estromettere la traduzione dalla prassi didattica rinuncino o meglio facciano rinunciare a qualcosa i loro studenti. Mi sembra che si limitino ad avvicinarsi e a far avvicinare ad un testo. 



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