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EDUCAZIONE/ Zanon: c'è chi vuol fare della scuola il nuovo "tempio" della morale

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Non nego che si possa pensare ad un insegnamento di base dedicato a far comprendere la ragione profonda di certe regole del vivere comune. Sull’ipotesi che questo debba essere fatto in ogni ordine di scuola, fin dalla tenera età, avrei più di una riserva. L’educazione civica di una volta poteva secondo me essere considerata un modo equilibrato di presentare i principi più importanti della convivenza civile.

Esiste secondo lei il rischio, oggi, di scambiare lo studio del diritto con lo strumento di un’etica pubblica?

Direi di sì. Ho visto spesso trasformare la Costituzione in una sorta di icona sostitutiva di un sistema di valori che altrimenti sarebbe tramontato. E questo un po’ preoccupa, perché in questo modo si fa della suprema Carta non quello che è − un insieme di principi che regolano la vita pubblica −, ma il manifesto di un’etica che si pretende condivisa intimamente dai singoli cittadini.

Una posizione francamente antiliberale.

Sì, perché il diritto serve a regolare i comportamenti esterni, mentre il foro interiore è per sua natura un foro assolutamente libero, dotato del diritto di reclamare la sua libertà anche rispetto a certe proclamazioni di principio della Costituzione. Nell’enfasi che si mette in certi atteggiamenti vedo posizioni affatto liberali. Idealizzare la Costituzione, farne una Bibbia laica, è una pretesa indebita innanzitutto verso la Costituzione stessa.

Da dove proviene questa «mistica» della Costituzione?

Dalla volontà di idealizzare a livello politico-ideologico un documento che invece è profondamente storicizzato e comprensibile nel quadro di precise vicende che hanno segnato la vita del nostro Paese. Mi riesce francamente difficile pensare alla nostra Carta come ad un prontuario dei valori che il buon cittadino deve interiorizzare. Se io fossi per una revisione della Costituzione, sarei un reprobo dell’etica pubblica? Ci vuole cautela.

È possibile spiegare la Costituzione senza fare riferimento alla sua storia?

Direi proprio di no. La storia spiega le ragioni del suo successo, l’evoluzione della storia spiega anche, per esempio, perché vi siano ragioni per fare cambiamenti. È proprio del positivismo legalista idolatrare ogni virgola posta dal potere. Di quella ideologia non abbiamo più bisogno.

Se la legge positiva non è l’unica legge, allora vien da pensare che il rispetto della legge che viene prima dei codici non si impari nei codici. 

 



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