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SCUOLA/ Sostituire i prof, se il pc fa il "suo" lavoro. La replica della Fondazione Agnelli

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Il progetto Cicero, ideato e progettato dal sottoscritto insieme ad Adriano Allora e Ivan Molineris, con il sostegno della Fondazione Giovanni Agnelli e la collaborazione dell’Ansas, l’agenzia per l’innovazione del Miur, è nato in questa temperie: in generale, come tentativo di mettere le nuove tecnologie al servizio del docente e della didattica; in particolare, come risposta a richieste concrete dei docenti di avere un supporto alla pratica di traduzione del latino in tempi in cui il fine della traduzione è troppo spesso erroneamente scambiato dai nostri ragazzi con le traduzioni (discutibili) reperibili in rete. Ci interessava, a livello di ricerca applicata, mettere l’accento sull’iter, piuttosto che sul traguardo; o meglio far sì che il traguardo, per chi avrebbe usato Cicero, fosse non tanto o non solo la traduzione, ma tutto il ragionamento preliminare che porta all’interpretazione del testo. Volevamo insomma innovare restando fedeli all’idea per cui tradurre significa imparare a ragionare, imparare a capire, imparare a riflettere sulla propria lingua e sulla propria cultura; tradurre per imparare a conoscersi.

Così è nato questo “tutor” (parola che non sembra piacere a qualcuno perché “scaduta” dal suo etimo originale – quasi che la vitalità del latino stesse nella censura dei significati attualizzati e non invece nel permeare la nostra lingua di tutti i giorni, dal fiammifero al computer); un tutor il cui ultimo intento non è certo sostituirsi al docente o all’apprendimento del latino, come pure è stato detto. Cicero è stato concepito, al contrario, per sostenere il docente in quell’oscuro “momento” dell’attività didattica rappresentato dai compiti a casa, che fino a una quindicina di anni fa costituivano parte fondamentale del recupero e del consolidamento della attività frontale svolta in classe e che oggi, complici i siti specializzati e l’enorme mole di informazioni presenti in rete, rischia di diventare, almeno sul latino, nulla più che una burocratica operazione di riempimento e di copiatura di cui lo studente ha perso completamente il senso. Nel migliore dei casi, oggi le versioni assegnate a casa vengono corrette a campione alla lavagna (non di rado sfruttando proprio il laboratorio di comprensione che sta in calce al testo): i docenti sono ben consapevoli che una correzione a tappeto – senza considerare il tempo prezioso rubato alla preparazione dell’attività didattica – restituirebbe loro un quadro ben poco attendibile delle competenze dei loro ragazzi.

Cicero è stato pensato per questo: non per sostituire il docente o l’insegnante di ripetizioni con una macchina (quante bufale abbiamo letto in questi giorni!); bensì per fare quello che una macchina deve fare: il lavoro pesante, cioè supportare l’attività del docente fornendogli feedback precisi sull’analisi di ciascuno studente, e collaborare con lui alla fase di correzione. Che cosa significa in concreto tutto ciò? Intanto che la fase di analisi in cui Cicero, in modo maieutico, guida lo studente, non è una fantomatica “decrittazione algebrica di un stringa di caratteri”, come mi ritrovo a leggere sull’articolo del professor Tanca



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