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SCUOLA/ Sostituire i prof, se il pc fa il "suo" lavoro. La replica della Fondazione Agnelli

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Didattica e nuove tecnologie. Tradizione e innovazione. Scuola e classi virtuali. Uomo e macchina. Da tempo (diciamo almeno dalla metà degli anni Novanta), uno degli spauracchi nel mondo della scuola è la sinistra metamorfosi di questo dittico in Giano bifronte: da et a aut, da somma a conflitto. Quando il computer varca la soglia della classe, ecco nascere il timore della sostituzione, dell’impoverimento intellettuale; l’obliterazione del logos in favore della téchne: quest’ultima ridotta a mera procedura meccanizzata mascherabile con un ottimismo di parata. Le ragioni della paura sono spesso legittime: gli insegnanti oggi si sentono sotto assedio e svalutati da diversi punti di vista: fra i tanti, uno dei timori è appunto – come accadde agli operai del XIX secolo – di essere sostituiti da una tecnologia. Ma non mancano neppure i pregiudizi. Tipicamente, quelli di coloro che rifiutano una novità senza conoscerla; né nel caso di Cicero si capisce perché, essendo gratuita e accessibile a tutti: bastano due click dal sito della Fondazione Giovanni Agnelli o del programma stesso (www.cicerolatinotutor.it) per provare una demo del programma.

Chiunque abbia familiarità con i problemi dell’editoria scolastica, sa che il dato che salta agli occhi oggi sul latino è la difficoltà anche da parte di autori esperti e rodati a soddisfare le sempre più pressanti richieste dei docenti che chiedono testi la cui traduzione non sia reperibile in rete, ovvero volumi di esercizi e versionari sempre più mirati a compensare le scarse competenze linguistiche sull’italiano che i ragazzi mostrano in uscita dalla scuola media. La risposta degli editori si articola in versionari ricchi di testi (cinque-seicento versioni a volume!), nella speranza che la quantità abnorme dell’offerta tocchi in qualche modo territori ancora inviolati dai siti specializzati; d’altra parte propongono volumi di esercizi sempre più meticciati con la teoria linguistica (al limite di diventare una contro-teoria di taglio operativo), aprendo al confronto con l’italiano.

I dati sulle adozioni oggi premiano gli editori che propendono per soluzioni ibride, in cui il tradizionale lavoro di traduzione si mescola alla domanda mirata sulla competenza morfosintattica e lessicale: non c’è quasi versionario o laboratorio tra quelli in circolazione che non abbia la sua bella batteria di domande di comprensione in calce a ogni versione. E il tutto sta subendo un’ulteriore accelerazione per l’obbligo della Certificazione delle competenze voluta dal ministero, che impone a ciascun collegio di redigere un documento che certifichi le competenze di ogni studente in uscita dalla scuola dell’obbligo e dunque, nel caso delle competenze linguistiche, di certificare in oggettivo la capacità dello studente di mettere a confronto la lingua classica con propria la lingua madre, sfruttando il patrimonio linguistico e culturale offerto dal testo latino per iniziare una riflessione non solo linguistica, ma anche o soprattutto metalinguistica sull’italiano.



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