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SCUOLA/ Cronaca di una prova Invalsi tra strategie, sabotaggi e protocolli

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Mando una mail al responsabile Cgil della mia scuola – stravincitore alle recenti elezioni per l’Rsu − chiedendo lumi e risponde che la posizione della Cgil a livello nazionale non è quella. 

Moderatamente soddisfatto mi avvio a gestire la somministrazione di quest’anno. A una settimana dalla somministrazione mi giunge una telefonata dall’Usr “Vi hanno già avvisato, vero, che siete diventati scuola campione?” “No”. “A noi l’hanno già comunicato. Vi giro i nomi degli osservatori...”.

Risparmio altri particolari e le difficoltà di rispettare il protocollo (6 persone a incollare etichette in presidenza dalle 7.50 alle 9.00, per permettere di iniziare la somministrazione in modo da rispettare i tempi assegnati e prima che i ragazzi finissero la scuola), ma segnalo che tutto è andato bene e i ragazzi hanno risposto in gran parte seriamente.

Da mercoledì pomeriggio ad oggi ho utilizzato più di 100 ore per la tabulazione delle risposte, con una decina di docenti che si alternano a dettare e barrare quadratini. A casa probabilmente qualcuno proseguirà anche di notte con incubi popolati da stringhe composte da lunghe sequenze del tipo “A B B A 0 0 1 Sì No No Sì A Presente Non Presente B D D ...”

Finita la tabulazione ho fotocopiato i fogli risposta. Spedirò tutto all’Invalsi e tirerò un respiro di sollievo: tutto è finito.

E invece spero di no. Proprio adesso bisognerebbe iniziare un lavoro approfondito. Io restituirò ai singoli docenti i fascicoli compilati dai propri alunni. Suggerirò loro di riguardarli subito, giacché si ricordino quanto fatto e di darne un primo giudizio. A settembre-ottobre ci sono stati promessi i risultati da parte dell’Invalsi. Quest’anno sono arrivati però nelle vacanze di Natale. Ma se davvero arrivassero a settembre, la loro presentazione sarebbe preziosa per ricalibrare i programmi preventivi, potendo tenere in considerazione come si situano le singole classi rispetto a vari riferimenti e, soprattutto, nei singoli “filoni” delle materie. Posso garantire che quando presento i risultati i miei colleghi sono tutti interessati a capire non solo come è andata la propria classe, ma, ad esempio, se si eccelle in geometria e si è sotto la media nazionale in statistica o viceversa.

So di altre scuole che hanno avuto problemi, ma non mi stupisco. Sono convinto che una corretta informazione potrebbe fugare i dubbi di molti in buona fede. Invece con le persone che ideologicamente si schierano “contro” c’è poco da fare: liberi loro di essere contrari, ma rispettino gli altri e propongano qualcosa di costruttivo e valido ai fini di rendere possibile una valutazione esterna che possa aiutare l’autovalutazione di ogni scuola.

 



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COMMENTI
31/05/2012 - prove Invalsi (Stefano De Stefano)

Dopo aver letto di un'esperienza del genere, sentir parlare di persone che "ideologicamente" si schierano contro le prove Invalsi mi fa un po' sorridere. Dunque noi docenti dovremmo sopportare tutto: i nostri voti, notoriamente, non sono oggettivi, non servono a valutare competenze e conoscenze dei nostri allievi; noi non saremmo capaci di confrontarci tra professionisti (e di che?) per modulare i nostri interventi e le nostre valutazioni: ognuno di noi è come una monade, no?, senza porte e finestre! E infine, visto che non abbiamo proprio niente da fare, è pure giusto che ci dicano le cose all'ultimo minuto, tanto siamo sempre pronti, come servetti/cagnolini con la lingua di fuori, disposti a correre da una parte all'altra pur di sentirci dire "bravo!" dal dirigente o dall'esaminatore di turno! Caro collega, non so se te ne sei accorto, ma siamo proprio alla frutta: se tutti facessimo come te, domani stesso saremmo rimpiazzati da macchine "sputatest" e "limbook programmatrici/valutatrici" con gli alunni ridotti a patetici replicanti. Non temere, capisco le tue illusioni, ma sei ancora in tempo a ricrederti, per il bene degli studenti e dell'istruzione pubblica. Auguri!