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SCUOLA/ Tfa, come uscire dal guado?

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E ora che fare? Per i giovani c’è da fare la prova selettiva del Tfa, ci si prospetta un giugno di studio e un luglio di fuoco, sperando che i test siano stati elaborati da professionisti della scuola, quindi da insegnanti che vogliono andare a scovare giovani appassionati all’insegnamento e con le capacità per intraprendere questa avventura. Mentre si svolgerà questo iter selettivo il ministro ha un compito, che non è solo quello di realizzare i moduli aggiuntivi ai corsi di Tfa: deve fare qualcosa in più, quello che il pasticcio che ha combinato gli chiede, rivedere il sistema abilitante che gli ha malauguratamente preparato il suo predecessore. E per rivederlo deve operare in una sola direzione, quella di rendere possibile a tutti il diritto all’abilitazione.

Al ministero dell’Istruzione deve entrare per la porta una idea semplice, che non bisogna stabilire un numero chiuso per l’abilitazione, perché abilitarsi è una possibilità che deve essere concessa a tutti. Altra cosa è il posto di lavoro, è l’insegnamento; lì sì che bisogna trovare un sistema efficace di reclutamento, così che a insegnare ci vada oggi chi merita ed è appassionato.

 

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COMMENTI
30/05/2012 - Sofismi capziosi (Chiara Esse)

All’abilitazione, idoneità riconosciuta dallo Stato, si accede superando prove di carattere disciplinare, cui segue un iter formativo costellato e concluso da verifiche di varia natura. Chi non è abilitato non ha mai superato le prove disciplinari d’accesso. Se sono superflue e basta la laurea, deve essere così per tutti; se invece l’abilitazione certifica il superamento di quelle prove nessuno deve esserne dispensato. Come può un ministero pretendere che chi ha avuto la ventura di prestare servizio ne sia dispensato, mentre pretende che altri disgraziati vi si assoggettino? Il servizio a scuola, anche quando è precario, è una condizione enormemente migliore di quella a cui sono ridotti i disgraziati in questione, i quali, comunque vadano le cose (che ci sia o non ci sia l’italica sanatoria) saranno chiamati a dimostrare di essere più bravi. Serietà e giustizia, e basta italianate.

 
30/05/2012 - Cosa fare? Studiare come tutti (Chiara Esse)

La distinzione tra abilitazione e reclutamento non ha nulla a che vedere con la pretesa di una sanatoria. Assolutamente nulla. La richiesta avanzata è discriminatoria, fondata sull’iniquità e generatrice di ulteriori discriminazioni ed iniquità. I capziosi sofismi, con cui si pretende di avallare una pretesa destituita di qualsivoglia fondamento logico, ma anche etico, tali sono. A quanti hanno prestato servizio a scuola viene riconosciuto un abnorme punteggio nell’ingresso al canale abilitante e uno sconto sul Tfa (benché una supplenza non sia tirocinio), oltre alla possibilità di continuare a prestare servizio. Non basta? I veri discriminati, che sono quelli di cui nessuno si occupa - dai sindacati, tutti, al Sussidiario a quanto pare -, potranno essere esclusi da chi è molto meno bravo di loro… Considerazione accessoria: il servizio è un requisito ben poco significativo, visto che vi si accede per via burocratica e che non è mai valutato (ma si potrebbe aggiungere ben altro). Il servizio è remunerato con soldi e punti. E comunque, a parte tutto questo, le prove di accesso al Tfa sono tutt’altro. Sia chiaro che contestare il numero chiuso non significa contestare le prove disciplinari di idoneità, per le quali, anzi, deve essere prevista un'alta soglia. Invece, abbiamo il numero chiuso da una parte e gli abnormi punteggia dall'altra. Vita grama per i meritevoli senza santi in paradiso.