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SCUOLA/ Ultimi giorni, buone ragioni per "darsi una mossa"

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Perseguire un nesso significativo tra il percorso scolastico e le circostanze concrete della vita deve diventare compito comune, da fronti diversi, della scuola − comunicato poi da ogni insegnante − e degli allievi: “La prima condizione perché le ‘cose’ che insegniamo siano sensate è dunque che siano determinate, selezionate e ordinate da qualcosa di oggettivo, di riconoscibile cioè al di fuori, anzi prima, delle categorie su cui si articola la scuola, da un ‘pezzo’ di realtà riconosciuto (ancorché in modo rozzo) ‘utile’ dall’allievo perché significativo per la sua crescita umana, culturale e sociale”, è stato scritto su queste pagine.

Dunque, a maggio ... giusto correre? Riprovevole rallentare? Nella vita come nella scuola, può accadere che uno capisca solo all’ultimo che per farcela basta “darsi una mossa”, come può accadere che uno che ha lavorato bene capisca che “ormai è fatta” e si goda il lusso di riposarsi in anticipo. Sono giudizi concreti: è difficile, anzi rischioso generalizzare.

La voglia di studiare... a giugno non si ottiene per decreto. Senza una vera “testimonianza di sapere”, non c’è voglia “amica” dello studio, come ci ricorda Rosario Mazzeo. La voglia di studiare “non accade né per magia (neppure quella delle più sofisticate tecnologie e strategie didattiche) né per costrizione fiscale. Avviene, invece, in un contesto educativo in cui ci sia una proposta chiara e concreta negli obiettivi, operativa nei contenuti e nei tempi, decisa nei toni, trasparente nelle ragioni, coinvolgente e tenace nelle attività. È il contesto dell’educare istruendo, dove lo studente non è un ‘contribuente vessato’, ma un protagonista educato anche dallo studio e nello studio a vivere da uomo libero, forte e lieto”.

In concreto tutti i discorsi, più che pertinenti, sulla libertà, sulla cultura, sull’autenticità devono però confrontarsi con lo statuto giuridico della scuola statale italiana (cioè del 95% delle scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado), da sempre parte dell’amministrazione pubblica; il che risulta un fattore fortemente condizionante anche verso l’esercizio dei compiti educativi e di istruzione.

Giugno invita all’estate, a guardare fuori dalla finestra dell’aula, a ricercare spazi aperti, luminosi, esterni. Per la sua origine e la sua attuale collocazione istituzionale, per la rigidità ideologica con cui viene rivendicata in via esclusiva la sua funzione di “decondizionamento” culturale e sociale di tutto questo “là-fuori”, la scuola coltiva in realtà un concetto un po’ pessimistico: solo lei è la fornace alchemica in cui la materia bruta presente nel “là-fuori” acquista valore. 



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