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SCUOLA/ Studenti delle medie riparano libri. E anche se stessi

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Diversi ragazzi, abitualmente distratti, svogliati e insofferenti in classe (persino nelle attività didattiche svolte per piccoli gruppi) hanno dimostrato subito di gradire la nuova esperienza mostrando impegno e coinvolgimento. Nel lavoro manuale della riparazione/rilegatura hanno scoperto che è più bello aggiustare che rompere, chiedendo di poter continuare nell’esperienza e iniziando ad aggiustare anche libri di loro proprietà portati da casa.

Il lavoro di riparazione ha reso ben presto necessario il reperimento dei materiali per il lavoro. Durante il pomeriggio, gli studenti sono così andati ad acquistare colla, forbici, fogli ed altri oggetti. Per farlo, hanno dovuto realizzare un preventivo di spesa e una lista del materiale occorrente, cercando poi, al momento dell’acquisto, di rimanere il più possibile all’interno del budget prefissato.

Alcuni genitori, soddisfatti per la rinnovata intraprendenza dei propri figli e anche per gratificarli, hanno deciso di dare loro una piccola ricompensa in denaro; prendendo spunto da questo, l’insegnante di matematica ha introdotto elementi che hanno permesso  di calcolare, in relazione a quanto percepito e tolte le spese, quanto è stato il guadagno totale e poi il guadagno per ogni ora di lavoro. Analogamente hanno fatto i docenti di altre discipline, ognuno cogliendo uno o più aspetti collegati alla propria materia.

Il risveglio umano di questi ragazzi, che si è reso sempre più evidente col passare del tempo, ha comportato un sensibile recupero di interesse (e di profitto) anche nelle altre attività scolastiche, insieme ad un cambiamento dell’atteggiamento nei confronti di se stessi e dei propri compagni.

Certamente, un ruolo fondamentale in questo cambiamento l’hanno svolto gli educatori e gli insegnanti, poiché hanno comunicato ai propri alunni uno sguardo di bene e di stima, insieme al desiderio di prenderli per mano e di aiutarli ad esprimere appieno il valore della loro persona; tuttavia, non secondaria è l’intuizione che la nostra scuola ha bisogno di una maggiore flessibilità in funzione dell’estrema diversità di stili di apprendimento, di talenti e di storia personale degli alunni, e che il lavoro manuale ha una forte valenza educativa.

Sapere e sperimentare di poter realizzare concretamente qualcosa di buono e di utile (anche per gli altri), ha infatti permesso a questi ragazzi di riparare, insieme ai libri, anche la propria umanità, recuperando autostima e fiducia in se stessi.

La proposta, proprio per la sua valenza educativa “universale”, si è poi estesa a tutti gli altri alunni, divenendo così una possibilità di attività laboratoriali pomeridiane per tutti gli studenti della scuola e dell’intero territorio, grazie alla collaborazione di un’associazione di categoria che ha tanto apprezzato l’idea da mettere a disposizione risorse economiche e maestri d’opera per realizzare un vero e proprio laboratorio artigiano tradizionale (ovviamente con attrezzature sicure e adatte alla giovane età dei partecipanti) in cui realizzare riparazione e rilegatura dei libri, lavorazione del legno e decorazione del vetro, e da estenderla anche ad altre scuole a livello nazionale.



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COMMENTI
05/05/2012 - e se li abolissimo, i licei? (Vincenzo Pascuzzi)

l'argomento licei vs tecnici e professionali è ricorrente e andrebbe approfondito. Per il momento riporto quanto scritto un anno fa: «A questo punto si potrebbe avanzare l’ipotesi (o la provocazione) di abolire del tutto i licei o almeno il liceo classico. Quest’ultimo in particolare è responsabile, in bene e in male, della polarizzazione prevalentemente umanistica e teorica di tutta la scuola italiana e della situazione distorta segnalata da La Porta. Il liceo classico ha mantenuto la sua unicità per oltre un sessantennio (1859-1923) (2) e la sua prevalenza per oltre un secolo (fino al 1962) (3), solo recentemente è passato in minoranza numerica (i nuovi iscritti sono nel rapporto di circa 1 a 3) rispetto al liceo scientifico. L’impronta classica prevalente però permane nella scuola italiana attraverso gli insegnanti e i politici. Fra i quali prevale e viene vantata la maturità classica e le lauree umanistiche o simili (lettere, filosofia, legge, anche medicina). In particolare, chi si occupa di gestire la scuola (i presidi in particolare) e deve riformarla ha, in prevalenza, un’impronta classica. È perciò chiaro che abbiamo e continueremo ad avere tecnici e professionali con un’impronta classica evidente o latente. qui tutto l'articolo: http://aetnascuola.it/categorie/46-lopinione/5413-pensiamo-al-dopo-gelmini-e-se-li-abolissimo-i-licei