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SCUOLA/ Studenti delle medie riparano libri. E anche se stessi

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I risultati nazionali delle iscrizioni alle scuole superiori hanno evidenziato una modesta ripresa dei tecnici e professionali a discapito degli indirizzi liceali. È l’inizio di una vera inversione di tendenza, così come auspicato dal mondo del lavoro e dallo stesso Miur? È presto per affermarlo, ma personalmente non lo credo. Più probabilmente si tratta di una variazione accidentale, dovuta in parte alla massiccia campagna di orientamento e informazione intrapresa dal ministero a favore degli studi tecnico-professionali, ma più ancora alla preoccupazione delle famiglie che, di fronte all’incalzare della crisi economica, hanno ritenuto fosse più opportuno “badare al sodo”.

I presupposti culturali che in questi ultimi decenni hanno generato un anomalo afflusso di studenti verso gli studi liceali e poi universitari, con un conseguente elevatissimo tasso di dispersione scolastica, non appaiono affatto superati: continuiamo a pagare il dazio ad una concezione intellettualistica dell’educazione e della cultura che considera il lavoro manuale – quello che ha reso grande l’Italia nel mondo, con le sue piccole e medie imprese artigiane – una forma di subalternità culturale e di arretratezza sociale. Ne sono una manifestazione eclatante gli oltre 2 milioni e 200mila giovani fra i 15 e i 20 anni definiti “neet” (Not in Education, in Employment or in Training): giovani che galleggiano in un limbo di realtà virtuale, fatta di ore e ore trascorse davanti al pc, al videofonino o al tablet, navigando sui social network in attesa passiva di un lavoro che non c’è, mentre tantissime aziende artigiane soffrono per la mancanza di “eredi” e numerosi lavori manuali sono appannaggio esclusivo degli immigrati stranieri, dato che gli italiani si rifiutano di farli.

Come può la scuola contribuire a modificare questa tendenza? Chiedeva, a questo proposito, Cristina Casaschi: “Come l’incontro tra due volti diversi di un unico corpus di esperienza, la scuola e il lavoro, può dare origine ad un’alleanza che rigeneri reciprocamente? Fare una traduzione dal greco o misurare la ghiera di un rubinetto possono essere entrambe situazioni nelle quali il ragazzo vive un’esperienza di senso, che gli permetta di fare un esame di realtà, mettendo in gioco se stesso, il suo desiderio e la sua volontà?

C’è un “esperimento”, realizzato in una scuola media paritaria dell’Emilia-Romagna, che permette di riflettere su queste domande.

Di fronte  al problema di una certo disinteresse e alla mancanza di partecipazione da parte di alcuni alunni, all’inizio dello scorso anno scolastico è nata nella preside dell’istituto l’idea di realizzare – parallelamente ad alcune ore di lezione curriculare tradizionale – una attività manuale-operativa per coinvolgerli in un lavoro pratico, allestendo una piccola “bottega” di riparazione e rilegatura di libri scolastici.



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COMMENTI
05/05/2012 - e se li abolissimo, i licei? (Vincenzo Pascuzzi)

l'argomento licei vs tecnici e professionali è ricorrente e andrebbe approfondito. Per il momento riporto quanto scritto un anno fa: «A questo punto si potrebbe avanzare l’ipotesi (o la provocazione) di abolire del tutto i licei o almeno il liceo classico. Quest’ultimo in particolare è responsabile, in bene e in male, della polarizzazione prevalentemente umanistica e teorica di tutta la scuola italiana e della situazione distorta segnalata da La Porta. Il liceo classico ha mantenuto la sua unicità per oltre un sessantennio (1859-1923) (2) e la sua prevalenza per oltre un secolo (fino al 1962) (3), solo recentemente è passato in minoranza numerica (i nuovi iscritti sono nel rapporto di circa 1 a 3) rispetto al liceo scientifico. L’impronta classica prevalente però permane nella scuola italiana attraverso gli insegnanti e i politici. Fra i quali prevale e viene vantata la maturità classica e le lauree umanistiche o simili (lettere, filosofia, legge, anche medicina). In particolare, chi si occupa di gestire la scuola (i presidi in particolare) e deve riformarla ha, in prevalenza, un’impronta classica. È perciò chiaro che abbiamo e continueremo ad avere tecnici e professionali con un’impronta classica evidente o latente. qui tutto l'articolo: http://aetnascuola.it/categorie/46-lopinione/5413-pensiamo-al-dopo-gelmini-e-se-li-abolissimo-i-licei