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SCUOLA/ Diamo tutta l’istruzione alle Regioni e salveremo il portafoglio

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Miur, il Grande Pachiderma (InfoPhoto)  Miur, il Grande Pachiderma (InfoPhoto)

Come spendere meglio? Personalmente penso che una responsabilizzazione delle Regioni virtuose potrebbe aiutare. Perché l’interlocutore regionale è più gestibile (proprio sul fronte della spesa) di migliaia di scuole, perché lo prevede la Costituzione, perché consentirebbe di usare il bastone e la carota. E come individuare le Regioni da “bastonare” e quelle da “carotare”? Una risposta è ancora nella spending review, dove si legge: “Una criticità è rappresentata dal mancato completamento del dimensionamento della rete scolastica da parte di alcune regioni [...]. Emergono significative difformità nella dimensione media delle istituzioni scolastiche tra le regioni, che non appaiono giustificate solo dalle peculiari caratteristiche territoriali e della popolazione”. Per i più curiosi, i dati più lampanti li ho twittati venerdì:
https://twitter.com/#!/marcocampione/status/198410842331553793/photo/1

La proposta che avanzo è di allocare diversamente le risorse esistenti, investendo le Regioni di un compito che il nuovo Titolo V assegna loro. In sintesi: 1. Il numero di scuole per ogni Regione (e quindi anche di dirigenti) venga calcolato premiando quelle che hanno provveduto al dimensionamento e penalizzando le altre (il meccanismo e il principio ispiratore sono descritti su www.imille.org, nell’articolo Tagli: TG 3 e scuola). 2. Gli organici vengano assegnati alle scuole in base al numero di studenti e non al numero delle classi. 3. Qualunque ulteriore risparmio di spesa (nel documento si citano dismissioni di affitti di sedi ministeriali, informatizzazione, progressiva chiusura dei plessi con meno di 100 alunni) venga reinvestito nella “riforma” che propongo, ad esempio per coprire l’incremento di alunni, e/o per coprire maggiori spese a carico degli Enti locali (trasporto pubblico, mensa...).

Il governo andrà in questa direzione? Dipende da come vogliamo interpretare una frase un po’ sibillina di Giarda, volta a spiegare (e senza ricorrere alla demografia!) la differenza tra l’andamento della spesa sanitaria e di quella per l’istruzione. “La sanità, da un lato, trova nei governi regionali potenti interpreti dei bisogni delle popolazioni interessate, ai quali fanno eco gli interessi delle ditte fornitrici di farmaci e di attrezzature sanitarie che incorporano l’innovazione tecnologica. La scuola trova la propria constituency [dal governo centrale] e in una burocrazia dispersa a governare un esercito di dipendenti pubblici che operano in strutture tecnologicamente molto arretrate. La diversità di rappresentanza politica dovrebbe fare riconsiderare la saggezza di avere affidato a diversi livelli di governo i due compiti della tutela della salute e dell’istruzione”.

Consiglio di leggerla attentamente, perché c’è tutto il tema nella sua complessità. Le regioni hanno aumentato la spesa sanitaria, ma interpretano meglio “i bisogni delle popolazioni interessate”; c’è la lobby farmaceutica, ma è questa che fa innovazione tecnologica. Dall’altra parte, grazie al centralismo si è riusciti – è vero – a ridurre la spesa, ma producendo un sistema burocratico e sclerotizzato, arretratezza tecnologica e alcune disparità territoriali non più tollerabili (e risultati per gli alunni sotto le aspettative, ma questo è un altro discorso).



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COMMENTI
11/05/2012 - regionalizzare la scuola (Claudio Cereda)

1) Le forze politiche dell'attuale maggioranza sono d'accordo nel regionalizzare la scuola? A me pare che ci sia un grosso calo di tensione progettuale. 2) Ma questo governo Monti non vi pare un po' debole sul versante dei ministeri cultura-istruzione? Io ho l'impressione di ministri poco presenti sul pezzo, che dichiarano in modo estemporaneo e che lasciano un sacco di cose nelle mani della burocrazia. 3) Spero che le politiche su Istruzione e Ricerca non vengano impostate solo sulla base delle decisioni dei ministeri economici. E' una politica che abbiamo già visto. Va bene partire dai macroindicatori economici per fare i risparmi, ma vogliamo metterci anche un po' di progettualità sociale e culturale?