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SCUOLA/ Bertagna: drogarsi per gli esami? Meglio abolirli...

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Si selezionano dirigenti che dal punto di vista della vocazione non sono adeguati, però hanno risposto ai quiz, hanno fatto le procedure previste, che non qualificano la competenza ma obbediscono a regole burocratiche e amministrative che formalmente sembrano di equità, ma che sostanzialmente producono iniquità. Queste conseguenze si moltiplicano e investono in modo negativo gli alunni, le famiglie e la società. Non aumentano la qualità del sistema. Se invece le persone rispondono a criteri sostanziali di vocazione educativa, questa aumenta la qualità dell'intero sistema e lo migliora col tempo.

 

Tornando alla domanda iniziale, non c'è dunque il rischio che per poter competere economicamente con la Cina si arrivi a impiantare sistemi educativi simili al loro?

 

Il modello asiatico, lo diceva già Karl Marx nel Capitale, non è un modello. Noi invece abbiamo la persona, la persona per noi è importante, abbiamo una tradizione in cui la persona è singolare, libera e responsabile. Risponde delle sue scelte, è unica e originale e dunque creativa. Capisco che la serialità possa dare vantaggi competitivi anche nell'economia, penso a tutte le aziende occidentali che vanno a produrre in Cina, ma alimenta anche un sistema di sfruttamento. Se la mia valutazione si riduce alla mia capacità di saltare in lungo tre metri, e per arrivare a questo si sono perdute 99 persone, ciò non va bene. Bisogna invece consentire l'eccellenza anche di chi salta solo un metro perché magari gli manca una gamba: quella è la mia eccellenza. La libertà e il suo carattere metafisico non sono un "aggeggio" sociale che valorizza i singoli come meri membri di una classe o di uno Stato con le regole che li governano. Da noi insomma questo sistema, questo modello cinese non potrà essere mutuato.


(Paolo Vites) 




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