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SCUOLA/ Tfa e non solo: una "nota", e il Profumo-pensiero cambia la scuola

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O docenti o morte? (InfoPhoto)  O docenti o morte? (InfoPhoto)

Tutti più tranquilli, dunque, anche se forse conviene dormire con un occhio aperto. Non pare, infatti, che i prof non abilitati ma con 36 mesi di servizio siano davanti ad una scelta facile. Conviene tentare l’accesso al Tfa di luglio, oppure confidare in un «percorso formativo» per il quale il Miur usa tempi verbali declinati al futuro? Tanto più che, dice la Nota, si deve «procedere ancora alla  stesura del provvedimento amministrativo di istituzione dei suddetti percorsi e di individuazione degli aventi titolo, oltre all’acquisizione preventiva delle prescritte autorizzazioni e consensi». Non vorremmo essere nei loro panni, anche se essere prudenti, alla luce di come funziona la scuola italiana, non guasta.

Infine, c’è un ultimo dato su cui riflettere. Visto che secondo il ministro «sono persone che nella realtà il tirocinio l’hanno già fatto», forse si sarebbe potuto dare ai «prof  36 mesi» la possibilità di sostenere direttamente l’esame finale di abilitazione, senza caricarli anche dei costi del Tfa; oppure bandire un concorso riservato, in considerazione del fatto che la maggioranza occupa da tempo le stesse cattedre con contratti annuali sempre reiterati, magari sullo stesso posto. In ogni caso, ora queste sono solo ipotesi che si possono definire – appunto – di scuola. La realtà è che, stando al pensiero del ministro, i percorsi abilitanti non saranno unici, ma doppi: quelli per i candidati che saranno ammessi al Tfa transitorio, e quelli destinati ai docenti con 36 mesi di servizio. Se questi ultimi vogliono l’abilitazione “riservata”, potranno risparmiare – oggi – i 150 euro di iscrizione e i 3mila per il TFA (che avrebbero dovuto comunque sborsare se fossero stati ammessi senza fare le selezioni), ma sborseranno – domani – una cifra non molto diversa per il corso di formazione che dovranno fare quando sarà il loro turno. E i corsi vien da pensare che a farli saranno le università, esattamente come oggi. Un bel «regalo» agli ex-colleghi (rettori)? Troppa dietrologia è sbagliata, ma in modiche quantità potrebbe avere qualche fondamento. 



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