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SCUOLA/ Tfa e non solo: una "nota", e il Profumo-pensiero cambia la scuola

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O docenti o morte? (InfoPhoto)  O docenti o morte? (InfoPhoto)

Retromarcia. Con una “Nota a margine sul Tfa” pubblicata ieri, il Miur ha fornito nuovi argomenti alle dichiarazioni che il ministro Profumo ha rilasciato domenica in un’intervista al Corriere della Sera. Sono molte le novità contenute nella Nota del Miur. Andiamo con ordine. Da domenica fino a ieri, i docenti non abilitati ma con 36 mesi di servizio nella scuola sono stati una categoria a parte, cui è stato garantito dal ministro Profumo la possibilità di saltare il test d’ammissione al Tirocinio formativo attivo. In barba alla normativa vigente. Facevano testo, infatti, le dichiarazioni del ministro al Corriere, domenica 6 maggio. «I docenti con almeno tre anni di servizio verranno ammessi al Tfa senza dover sostenere alcuna prova preselettiva». Come, senza dover sostenere alcuna prova? E il regolamento Gelmini?

Ora la Nota precisa che «il primo corso di Tfa sarà attivato con la preselezione nazionale nelle date già fissate», «indipendentemente dal diverso percorso abilitante previsto per i docenti con 36 mesi di servizio, laureati ma senza il possesso della prescritta abilitazione». Questi prof, infatti, saranno abilitati con modalità a parte, che il ministero deve ancora predisporre. La Nota non potrebbe essere più chiara. «La procedura  per i docenti con 36 mesi di servizio sarà costituita da un percorso formativo e da un esame da sostenere e superare per conseguire l’abilitazione. Tale procedura fa eccezione alla logica programmatoria cui è improntato il Tfa disciplinato dal D.M. n. 249 ma cerca di dare risposta all’esigenza di regolarizzare la situazione di migliaia di persone che hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l’assenza di abilitati».

Dunque il comunicato fornisce finalmente la giusta esegesi delle parole del ministro. Viene da pensare che già tutto stesse bollendo in pentola, che quando il ministro parlava col Corriere, gli uffici fossero già al lavoro, pancia a terra, per intervenire su tutti i gangli del sistema. Come si spiegherebbe, infatti, che la Nota dà finalmente una risposta ai principali punti interrogativi rimasti aperti in questi mesi? Non solo si dà ai docenti non abilitati con esperienza la garanzia di un percorso abilitante ad hoc, ma si dice come e quando saranno banditi i prossimi concorsi, e pure che il sospirato reclutamento del personale docente abilitato dal nuovo Tfa è in fase di studio e «introdurrà modalità innovative».

Bene, benissimo. Intanto, il problema dei non abilitati che da anni insegnano, sia nella scuola statale che in quella paritaria, è un problema reale, lo è da tanto tempo e da altrettanto tempo è ben noto sia al Miur che ai sindacati. Si potrebbe perfino dire che configura chiaramente una perversa forma di sfruttamento da parte dello Stato, ed è vergognoso che non si sia mai voluto affrontarlo prima. Ma occorreva farlo mettendo sabbia negli ingranaggi del Tfa? Per due giorni ci sono stati motivi di dubitare che una politica fatta pro tempore dai tecnici potesse realmente forzare la mano dell’Aula e concludere l’iter di un nuovo Dl entro il 4 giugno.



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