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SCUOLA/ Tfa, Scrima (Cisl): o il reclutamento, o i tribunali...

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Tuttavia, come precisato in una nota comparsa recentemente sul sito del ministero, attivare procedure abilitanti diverse da quelle ordinarie presuppone una modifica del Regolamento, da farsi ripercorrendo lo stesso iter di emanazione e acquisendo i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari, dal Cnpi, dagli organi di controllo (Consiglio di Stato e Corte dei Conti): è dunque impossibile realizzare, come sarebbe stato auspicabile, il contemporaneo avvio dei corsi ordinari e di quelli destinati ai precari di lunga attività. Pertanto, a giugno partiranno le procedure finalizzate ad ammettere ai corsi 20.067 aspiranti, cioè coloro che supereranno positivamente la batteria dei 60 test della prova preselettiva e, successivamente, l’ulteriore selezione attraverso una prova scritta e una orale. Non potrà avvenire prima del prossimo autunno, invece, per quanto rapidamente avvenga la raccolta dei prescritti pareri, il varo delle modifiche regolamentari e conseguentemente delle altre procedure abilitanti; difficile dire con precisione quanti siano i potenziali interessati, pur sapendo che sono oltre 100mila i contratti di supplenza stipulati anche nell’anno scolastico in corso.

Alle preselezioni ordinarie, nel frattempo, potranno partecipare tutti coloro che sono in possesso del titolo di studio di accesso all’insegnamento. Per tutti sarà previsto il medesimo percorso formativo, senza alcuna distinzione tra giovani neolaureati, precari con periodi di lavoro più o meno lunghi, docenti già di ruolo in cerca di un’altra abilitazione da spendere nella mobilità professionale: tutti trattati allo stesso modo, come neofiti intenti a formarsi per essere avviati alla professione di insegnante, anche coloro che di fatto la stanno da tempo già svolgendo. E’ assai probabile che il “ripensamento” operato dal Miur e la conseguente decisione di mettere in campo percorsi diversi per abilitare chi già lavora derivino proprio dalla considerazione di quanto differiscano tra loro le condizioni riscontrabili nell’ampia e variegata platea degli abilitandi. Ma pesa anche quella che la stessa Amministrazione definisce un’emergenza, cioè la necessità di prevenire il contenzioso che può nascere rispetto alla mancata attuazione di norme comunitarie in materia di stabilizzazione del lavoro e di valore professionalizzante dell’attività lavorativa, contenzioso in cui facilmente si può incorrere quando si mantengono rapporti di lavoro precario oltre il limite dei tre anni.

La sfasatura dei tempi tra procedure ordinarie e quelle speciali sta oggi generando, ed è comprensibile, insofferenza e disagio per quanti si vedono costretti ad iscriversi alle preselezioni, con il conseguente onere economico che i tanti possibili aspiranti al percorso speciale avrebbero altrimenti evitato. 



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COMMENTI
01/06/2012 - Autoreferenzialità dei sindacati 3 (Chiara Esse)

Chi non è abilitato non ha mai superato le prove disciplinari; magari le ha affrontate (anche più volte), ma con esito fallimentare. Esse sono una ineliminabile componente dell’abilitazione, il cui percorso è composito. Il loro superamento è una condizione non sufficiente ma necessaria dell’autorevolezza dell’insegnante, il quale peraltro è chiamato dal suo ufficio a sottoporre i suoi alunni a prove (e quando tocca a lui chiede di esserne dispensato?). Non esiste una sola ragione al mondo per cui qualcuno, già inspiegabilmente avvantaggiato, sia dispensato dalle prove. Le arrampicate sugli specchi pubblicate sul Sussidiario lo dimostrano. Perché lo Stato dovrebbe certificare quello che non ha verificato? I sindacati lavorano alacremente perché gli ultimi restino in fondo. Ma perché il ministero dovrebbe discriminare ancor più gli ultimi, che già penalizza? Perché dovrebbe dispensare garanzie a una minuscola (rispetto alla società) fazione chiassosa, già troppo privilegiata? Ogni volta che i sindacati si sono espressi sul canale abilitante o sul reclutamento, hanno ipocritamente (è un blando eufemismo) ‘ammonito’ il ministero a non voler ‘alimentare le illusioni’, per sistemare i loro. Cari sindacati, le illusioni sono cadute da un pezzo, siamo adulti disincantati e abbiamo già sperimentato, al di fuori della scuola, dove persino la condizione precaria è più vantaggiosa di tutto quello che c’è fuori, la durezza del vivere. Pretendiamo almeno un po’ di giustizia.

 
01/06/2012 - Autoreferenzialità dei sindacati 2 (Chiara Esse)

Meno che mai interessa ai sindacati, sempre pronti a denunciare lo smantellamento della scuola (sento il grido di allarme-canto del cigno da quando son nata e ora individuo i responsabili), e dediti soltanto alla propria autoconservazione. Ma si sa che la scuola in italia è faccenda sindacal-burocratica. Chi ci sia un rapporto tra questa peculiarità e il ritmo dell’affondamento del paese? Per abilitarsi, lo Stato, soggetto che rilascia l’abilitazione all’insegnamento, ha, giustamente, stabilito che si debbano superare certe prove. Per chi ha servizio, mai valutato e prestato in virtù di automatismi, è, INgiustamente, prevista - oltre ad un percorso agevolato - un’abnorme dote di punti, che discrimina in misura grave chi, per piazzarsi in posizione utile, dovrà dimostrare di essere molto più bravo; si tratta di una patente iniquità, per la quale chi fino ad oggi invece che a scuola (dove il servizio viene prestato da chi ha cominciato ad accumulare punti per il fattore fortuna, anche se analfabeta/lavativo/incapace/privo di capacità empatica e didattica) si è barcamenato con una miriade di quei bei contratti di cui i sindacati non si occupano perché non sono appetitosi come la scuola; eppure questa discriminazione non turba la sensibilità né dei sindacati né degli altri soggetti ‘autorevoli’ almeno quanto loro. Poi osare dire che sono trattati tutti allo stesso modo è una MISTIFICAZIONE che parla di chi la scrive.

 
01/06/2012 - Autoreferenzialità dei sindacati 1 (Chiara Esse)

I sindacati, tutti, si fanno portavoce esclusivamente di interessi partigiani e faziosi, contrapposti agli interessi della società tutta. Essi sono i principali nemici di chi sogna una società meritocratica e dei meritevoli senza patroni: le opportunità per tutti possono crescere in ragione dell’abbattimento delle garanzie e dei privilegi di chi beneficia di indegni protezionismi politico-sindacali che conculcano il merito e affossano il Paese. Gli aspiranti forti soltanto del proprio merito e provvisti solo della capacità di camminare sulle proprie gambe TREMANO ad ogni incontro dei sindacati o dei parlamentari compiacenti (distribuiti in tutto l’arco parlamentare) con il ministero. Sia chiaro al ministero che i più (in primis gli studenti, per i quali, almeno in teoria, esiste la scuola) non sono rappresentati da nessuno, ma sono avversati dagli unici interlocutori che esso riconosce. Questo è lo specchio dell’Italia. Alle “fonti autorevolissime” come il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti non si interessano né la didattica né la qualità della scuola né il risollevamento del nostro sciagurato e decadente paese.