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EDUCAZIONE/ Toto e Rossana, quando i giovani fanno "respirare" anche gli adulti

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Alla fine della storia, che presenta un finale aperto, non c’è un happy end o una dichiarazione di impossibilità. Ma, come scrive Ballerini nella postfazione, un augurio “di trovare una buona bussola con cui orientare la vita e compiere le scelte che vi portano all’età pienamente adulta”.

Quanto è diverso il respiro di questo prezioso libro dal fiato corto attraverso cui si dipana la storia che racconta il libro di Peter Cameron Un giorno questo dolore ti sarà utile da cui è stato tratto il film di Roberto Faenza. Là c’è un ragazzo un po’ particolare a cui gli adulti chiedono con nonchalance “Ma tu sei gay?” non prestando più di tanto attenzione alla risposta. Ballerini fa crescere i due ragazzi nella loro capacità di decisione e nelle risposte alle loro domande grazie a rapporti amicali tra coetanei perfettamente descritti e ad adulti che guardano, sia pur dalle loro diverse culture, ai ragazzi con una discrezione che genera autorevolezza e punto di riferimento riconosciuto ed apprezzato, soprattutto da Toto. Ci sono i suoi genitori che a scelte importanti (giocare in una squadra di calcio di un certo livello) antepongono la felicità del figlio, c’è il Mister della squadretta in cui gareggia Toto, ci sono gli amici fidati a cui chiedere consigli e raccoglierli fiducioso. Rossana sembra la più provata dalla vita, ma il padre di Toto ad un certo punto elenca al figlio i cambiamenti determinati in lui dal rapporto con la ragazza sintetizzando “Quindi il rapporto con lei ti ha fatto bene, sotto molti aspetti”.

Ballerini ci fa entrare nel mondo adolescente di oggi mostrando una consistente conoscenza di esso, descrivendolo nella sua manifestazione quotidiana, mai esasperata, realistica, senza indulgere sulle tanto declamate tempeste ormonali e psicologiche dell’età. Strizza l’occhio con benevolenza da adulto responsabile, prima ancora che amico e compagnone.

Il linguaggio con cui si racconta l’io narrante è felicemente un mix tra una lingua piana, immediata ma corretta e un’indulgenza al gergo/slang dei ragazzi, senza lerciume lessicale ( i “figo”, i “che palle”, i superlativi assoluti reiterati e il prefisso “stra” anteposto a molti lemmi non infastidiscono; rendono reale e pur simpatico un modo di esprimersi che manifesta la fame di vita e l’entusiasmo propri degli adolescenti).

Un libro ben scritto (e Dio sa quanto i ragazzi abbiano bisogno di incontrare una lingua viva ma corretta!), un messaggio di speranza per chi sta attraversando una fase della vita caratterizzata dall’indeterminatezza, un respiro che ossigena anche noi adulti a volte più preoccupati che consapevoli delle fatiche dei nostri ragazzi, fatiche che aiutano a crescere, soprattutto se condivise con loro.



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