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SCUOLA/ C'è un "pensiero unico" che incombe sulle Indicazioni nazionali

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Il ministero dell'Istruzione (InfoPhoto)  Il ministero dell'Istruzione (InfoPhoto)

Gli esiti del monitoraggio sono pubblici, anche se non troppo dibattuti (ed è un peccato, perché offrono il polso della scuola reale). Quali indizi si possono scoprire sondando qua e là le tabelle riassuntive? Posto che il monitoraggio, che ha coinvolto 5.986 istituzioni statali e 4.250 paritarie, non aveva uno scopo referendario, bensì relativo al “contesto di riferimento all’interno del quale le scuole hanno sperimentato Indicazioni e riforme del sistema” (dalla nota del 2 aprile 2012), si scopre che le Indicazioni Nazionali “Moratti” sono state applicate dall’87,5% delle scuole (56,6 abbastanza; 30,9 molto): non rifiutate dunque a priori anche se superate dalle Indicazioni per il curricolo, applicate da quasi il 95% delle scuole (50,9 abbastanza; 44,0 molto). Ancora, il 94,1% delle scuole ha modificato il Pof (Piano dell’offerta formativa) sulla base delle Indicazioni. Nella scuola primaria l’offerta formativa è stata modificata prevalentemente in Teatro/ danza/ musica (68,3%); nella scuola secondaria di I grado l’ambito delle maggiori modifiche è quello delle Lingue (54,5%). Inoltre è significativo che il 73,3% delle istituzioni scolastiche valuti positivamente gli apprendimenti sulla base degli standard fissati dalla singola scuola, tenendo in qualche modo a distanza sia gli standard europei, che le prove nazionali (leggi Invalsi). Nel complesso non sembra avvenuta alcuna rivoluzione, semmai una sovrapposizione o assorbimento del nuovo entro la buona tradizione della scuola italiana che alla fine rende praticabile anche l’impossibile.

Ora è al lavoro la commissione per la revisione, come detto, che ha già fornito una bozza (30 maggio) sulla quale le scuole dovranno esprimersi compilando entro il 30 giugno un questionario a risposta chiusa. A supporto dovrebbero avviarsi altre iniziative, come seminari tematici gestiti in collaborazione con scuole, reti di scuole, enti locali, associazioni, università. Sono attese anche elaborazione di memorie, proposte, segnalazioni a cura di gruppi di consultazione costituiti ad hoc (CM. N. 46/2012). 

Ora, come spesso accade, la bozza più che una bussola è già un documento con una sua esplicita fisionomia, per quanto accomodata. Per esempio, sono inserite, quasi come atto dovuto, le otto competenze-chiave europee del 2006 (tra le quali “imparare ad imparare”) che altri documenti successivi avevano provveduto a dettagliare meglio e ad adattare. In termini molto più espliciti, si fa intendere che le “nuove” Indicazioni saranno funzionali alla “progressiva generalizzazione degli istituti comprensivi” per i quali si vuole costruire una sorta di piattaforma unitaria dei saperi di base. Questa piattaforma si chiama appunto “curricolo” che nella vulgata tradizionale non è un’organizzazione delle conoscenze, ma una loro ristrutturazione in funzione di una scuola omogenea e progressiva. 

 



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COMMENTI
12/06/2012 - INOLTRO un commento di ANDREA RAGAZZINI (Giorgio Ragazzini)

LA COMMISSIONE SCOMPARSA - Non ho molto da aggiungere alla “piccola aggiunta” di Giorgio Israel, salvo testimoniare che una prima Commissione per le Indicazioni del Primo ciclo di istruzione è effettivamente esistita, avendone anche io fatto parte, a partire dal settembre del 2010, per poi dissolversi nel gennaio successivo. A prescindere dalle questioni di stile, che comunque non considero irrilevanti in tutti i rapporti umani e professionali, la liquidazione della Commissione senza alcuna comunicazione ai suoi componenti e la sua successiva sostituzione ha significato, come sottolinea Israel, la sconfessione di una linea politica e culturale che il Ministro Gelmini aveva sostenuto per le Indicazioni dei Licei e che aveva riproposto, con gli aggiustamenti del caso, per il Primo ciclo, confermando in gran parte lo stesso gruppo di lavoro, con alcune integrazioni. Immagino che qualcuno, a cui non erano piaciute quelle Indicazioni, dove competenze e conoscenze ritrovavano un sensato equilibrio, abbia fatto cambiare idea al Ministro. Non è la sede per entrare nel merito della nuova bozza ( personalmente avevo curato, con la consulenza di insegnanti ed esperti, quella di Arte e Immagine), ma a una prima lettura mi pare che si possa parlare di un’occasione perduta.

 
11/06/2012 - Una "piccola" aggiunta (Giorgio Israel)

Alla cronistoria delle Indicazioni va fatta un'aggiunta. La Commissione che era stata incaricata della redazione delle Indicazioni nazionali per i licei (nominata con decreto ministeriale) era stata incaricata anche di redigere le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo. Questa commissione (di cui facevo parte) ha lavorato per diversi mesi e ha anche prodotto dei primi risultati. Per esempio, chi scrive ha redatto una bozza (che è forse più di una bozza) per la matematica nella scuola primaria. Ma poi la Commissione è stata convocata sempre più di rado e infine non più. Infine, senza che ci fosse rivolto non dico un ringraziamento per il lavoro svolto, ma neppure un benservito, abbiamo "saputo" che era al lavoro una commissione interamente nuova: un solo membro della precedente ne faceva parte. Perciò la vicenda non presenta la continuità che si potrebbe credere, ma una rottura che ha un preciso significato culturale. Difatti, basta confrontare la bozza suddetta con le Indicazioni per la matematica attuali per rendersene conto. Ed evito commenti, perché il prodotto attuale è di un livello talmente basso da meritare soltanto un sentimento di pietà: per la nostra scuola, non per chi l'ha redatto.