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SCUOLA/ C'è un "pensiero unico" che incombe sulle Indicazioni nazionali

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Il ministero dell'Istruzione (InfoPhoto)  Il ministero dell'Istruzione (InfoPhoto)

La revisione delle Indicazioni Nazionali per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, cui il Miur ha dato avvio, è una fase estremamente seria di un percorso che può portare alla riflessione sulla scuola attiva, abbandonando i sentieri talvolta ardui, perché utopici, della scuola che verrà. Sarà così?

Nella scuola italiana, più precisamente nel lungo segmento che va dai primi approcci all’apprendimento fino al termine della scuola secondaria di I grado, si sono sovrapposti nell’ultimo decennio due tipi di Indicazioni (cioè orientamenti programmatici) con inevitabile disagio per il personale che doveva applicarli, essendo densi i documenti di riferimento di visioni pedagogiche di diverso se non contrapposto orientamento. 

Le “Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati” (2004) facenti capo al ministro Moratti lasciavano da parte i vecchi programmi prescrittivi ed erano imperniate su una pratica, per cui il docente era chiamato a tradurre gli obiettivi specifici di apprendimento (prescrittivi) in unità di apprendimento, tanto valide quanto rispondenti alle esigenze specifiche della classe a cui erano rivolte. Si leggeva appunto, in uno degli allegati al decreto istitutivo, che “è compito di ogni scuola autonoma e dei docenti assumersi la libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed organizzare gli obiettivi specifici di apprendimento... nelle unità di apprendimento”. Sennonché comparvero tra gli obiettivi per la classe terza media una serie di “educazioni”, compresa l’educazione all’affettività (che si proponeva di esplorare il nesso affettività-sessualità-moralità) che fecero storcere parecchio il naso a chi riteneva che tali ambiti non potessero essere appaltati all’istruzione statale, per quanto di buona qualità, essendo di esclusiva prerogativa di un rapporto di libertà educativa che si accende tra persone. 

Le “Indicazioni per il curricolo” (2007) del ministro Fioroni, nate all’insegna dell’educare-istruendo, intendevano correggere una certa frammentarietà cui le unità di apprendimento potevano dare corso e fornivano una loro interpretazione del passaggio dall’insegnamento all’apprendimento che ogni scuola sensata dovrebbe proporsi. Interpretazione centrata sul concetto di curricolo, cui un’amplissima letteratura costituiva la base di appoggio. Il curricolo avrebbe dovuto evitare l’accumulo delle informazioni per dare alla progettazione didattica dall’infanzia alla scuola superiore una “progressività” tale da promuovere la connessione tra i saperi. Le Indicazioni per il curricolo a tale proposito introducevano le competenze, intese come “traguardi per lo sviluppo delle competenze”. 

Tra piani personalizzati e curricolo, che ne era della scuola reale? Il Miur se la cavava nel 2009 suggerendo che le indicazioni Moratti fossero applicate “come aggiornate dalle Indicazioni per il curricolo” di Fioroni: un consiglio tanto criptico quanto perfido, data la discordanza dei testi. Nel 2011 partiva perciò un interessante monitoraggio, affidato all’Ansas e all’Invalsi, che si prefiggeva di raccogliere dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo ciclo di istruzione utili elementi a sostegno dell’eventuale revisione delle Indicazioni.



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COMMENTI
12/06/2012 - INOLTRO un commento di ANDREA RAGAZZINI (Giorgio Ragazzini)

LA COMMISSIONE SCOMPARSA - Non ho molto da aggiungere alla “piccola aggiunta” di Giorgio Israel, salvo testimoniare che una prima Commissione per le Indicazioni del Primo ciclo di istruzione è effettivamente esistita, avendone anche io fatto parte, a partire dal settembre del 2010, per poi dissolversi nel gennaio successivo. A prescindere dalle questioni di stile, che comunque non considero irrilevanti in tutti i rapporti umani e professionali, la liquidazione della Commissione senza alcuna comunicazione ai suoi componenti e la sua successiva sostituzione ha significato, come sottolinea Israel, la sconfessione di una linea politica e culturale che il Ministro Gelmini aveva sostenuto per le Indicazioni dei Licei e che aveva riproposto, con gli aggiustamenti del caso, per il Primo ciclo, confermando in gran parte lo stesso gruppo di lavoro, con alcune integrazioni. Immagino che qualcuno, a cui non erano piaciute quelle Indicazioni, dove competenze e conoscenze ritrovavano un sensato equilibrio, abbia fatto cambiare idea al Ministro. Non è la sede per entrare nel merito della nuova bozza ( personalmente avevo curato, con la consulenza di insegnanti ed esperti, quella di Arte e Immagine), ma a una prima lettura mi pare che si possa parlare di un’occasione perduta.

 
11/06/2012 - Una "piccola" aggiunta (Giorgio Israel)

Alla cronistoria delle Indicazioni va fatta un'aggiunta. La Commissione che era stata incaricata della redazione delle Indicazioni nazionali per i licei (nominata con decreto ministeriale) era stata incaricata anche di redigere le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo. Questa commissione (di cui facevo parte) ha lavorato per diversi mesi e ha anche prodotto dei primi risultati. Per esempio, chi scrive ha redatto una bozza (che è forse più di una bozza) per la matematica nella scuola primaria. Ma poi la Commissione è stata convocata sempre più di rado e infine non più. Infine, senza che ci fosse rivolto non dico un ringraziamento per il lavoro svolto, ma neppure un benservito, abbiamo "saputo" che era al lavoro una commissione interamente nuova: un solo membro della precedente ne faceva parte. Perciò la vicenda non presenta la continuità che si potrebbe credere, ma una rottura che ha un preciso significato culturale. Difatti, basta confrontare la bozza suddetta con le Indicazioni per la matematica attuali per rendersene conto. Ed evito commenti, perché il prodotto attuale è di un livello talmente basso da meritare soltanto un sentimento di pietà: per la nostra scuola, non per chi l'ha redatto.