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SCUOLA/ Cosa succede se la Consulta "boccia" lo Stato e rilancia l'autonomia?

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Cicerone davanti al Palazzo dei Marescialli, sede della Consulta (InfoPhoto)  Cicerone davanti al Palazzo dei Marescialli, sede della Consulta (InfoPhoto)

La sentenza 147/2012 conferma che lo Stato non è in grado di definire questi tre elementi, con la paradossale conseguenza che esso si trova costretto ad assegnare una quantità di organico maggiore alle Regioni con una rete scolastica, un’offerta formativa ed una situazione dell’edilizia meno efficiente: plessi piccoli, offerta duplicata e sovrapposta, edifici con classi poco spaziose, che determinano la moltiplicazione di classi con pochi studenti.

Anche al fine di operare un efficace coordinamento di finanza pubblica, lo Stato deve dare una svolta al proprio apparato regolamentare ed organizzativo, riconoscendo la piena responsabilità delle Regioni e degli Enti Locali nel governo della rete scolastica.

Lo Stato deve definire un contingente di organico nazionale adeguato all’erogazione dei servizi essenziali e cambiare i criteri di riparto alle Regioni, renderli indipendenti dagli elementi che non può governare, cioè definirli in rapporto a costi e fabbisogni standard, come già avviene per la sanità, quindi essenzialmente basati sul numero di studenti dei diversi ordini e gradi, con alcuni correttivi legati alla situazione della distribuzione della popolazione, alle condizioni socio economiche e ad altri che si potranno definire in un’intesa tra Stato, Regioni ed Enti locali.

Sarà poi responsabilità delle Regioni e degli Enti locali operare una programmazione dei servizi che riesca a garantire il buon funzionamento del sistema scolastico con l’organico a disposizione.

Un riparto delle competenze e delle responsabilità del sistema scolastico tra i diversi livelli istituzionali rende peraltro necessaria l’individuazione e la messa in trasparenza di livelli essenziali delle prestazioni sostenibili che tutte le istituzioni competenti, ciascuno per il proprio compito, devono garantire.

È evidente che si dovrà prevedere una gradualità dei tempi, che consenta ai territori oggi meno efficienti di raggiungere livelli adeguati di strutture edilizie e di rete scolastica, nonché un riassorbimento del personale in esubero, ma lo Stato deve iniziare un percorso che porti ad una chiarezza di rapporti istituzionali, chiamando ciascuno alla propria responsabilità.

È in tale quadro complessivo che, nonostante l’annullamento dell’articolo 19 comma 4, si auspica che le Regioni non interrompano l’importante processo di riorganizzazione della rete scolastica che questo aveva avviato. Al contrario, come per esempio pare già che l’Assessorato all’istruzione della Regione Lombardia intenda fare, le Regioni devono adottare di propria iniziativa criteri per il dimensionamento orientati ad avere scuole autonome correttamente dimensionate sia per consentire un’efficace organizzazione interna ed un giusto peso nei rapporti con il territorio che solo una scuola di buone dimensioni può avere, sia per farsi carico responsabilmente di una rete di servizi che sia sostenibile con il contingente organico assegnato loro.

 



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