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SCUOLA/ Ghizzoni (Pd): valutazione e concorsi, "ricominciamo" da capo

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La questione è complessa. Devo però fare una premessa. Personalmente ritengo, a differenza di molti altri, che la cosa migliore per la scuola sia quella di avere docenti formati e reclutati in modo unitario, e cioè che la formazione non possa essere disgiunta dal reclutamento. Ahimè, non è stato così: il Tfa ha spezzato una unitarietà che doveva esserci e che considero un’occasione persa.

Lei cosa avrebbe fatto invece?

Sarei per un percorso che dopo la laurea specializzi gli aspiranti docenti e selezioni coloro i quali hanno le competenze migliori e l’attitudine all’insegnamento per inserirli in un adeguato processo di «formazione in azione» nelle scuole, come facenti parte dell’organico funzionale; al termine di questo percorso, svolto all’interno dell’istituzione scolastica, avviene il reclutamento del corpo docente. Mi limito a far notare che attualmente la situazione è divenuta molto, troppo complessa. Abbiamo graduatorie ad esaurimento con moltissimi precari concentrati in alcune classi di concorso a discapito di altre, praticamente esaurite; un precariato storico da smaltire; misuriamo l’effetto di una riduzione draconiana dell’organico voluta dal precedente governo, che ha di fatto determinato un rigonfiamento delle Gae.

E adesso?

I giovani che non hanno potuto conseguire l’abilitazione attraverso le vecchie Ssis hanno diritto di veder valutata la loro attitudine e di misurarsi con la possibilità concreta di poter insegnare.

Lei è di Carpi (Modena) ed è stata eletta in Emilia-Romagna. Com’è la situazione delle scuole nelle zone terremotate?

Si è ormai conclusa la ricognizione del patrimonio scolastico. Conosciamo il numero di edifici che sono di fatto da demolire − poco meno di cento e mi riferisco al solo dato dell’Emilia-Romagna, che presenta il maggior numero di province coinvolte − e in questo caso l’unica cosa da fare è una rapida ricostruzione. Accanto agli edifici che hanno retto bene al sisma perché di costruzione recente, esiste un’ampia fascia di edifici sui quali occorrerà intervenire con opere straordinarie per consentirne la riapertura in condizioni di totale sicurezza.

Chiederebbe qualcosa in particolare?

Raccomanderei che, in sede di conversione del decreto, si facesse un’opportuna riflessione su questo punto. Per rimettere in condizioni di agibilità l’edilizia scolastica occorre un investimento significativo e pertanto, oltre alle risorse già individuate in prima battuta nel decreto, sarà necessario reperirne ulteriori da destinare specificamente a questa voce di spesa.

E per quanto riguarda il patrimonio artistico e architettonico?

Si tratta di un patrimonio, oltre che di valore intrinseco, fortemente identitario per le comunità colpite. Penso che il decreto, benché rappresenti una prima risposta importante all’emergenza, sugli interventi a sostegno del patrimonio sia carente e che pertanto in sede di conversione vada ulteriormente rafforzato.

In dettaglio?

 



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