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SCUOLA/ I bambini bocciati di Pontremoli? Vi racconto come un bravo maestro ha cambiato mia figlia

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Associo a considerazione di carattere tecnico, in quanto persona che si occupa di processi educativi, anche un'esperienza personale. Per il primo aspetto, ritengo che mai la valutazione debba essere una mera misurazione, ma sempre un colpo d'occhio sintetico su un percorso che ha come scopo non la sanzione ma come sostenere il difficile cammino della conoscenza; discorso che vale alla seconda potenza per un bimbo così piccolo che potrebbe essere bloccato nel suo processo di sviluppo e leso nella sua autostima. Quand'anche i risultati fossero di tipo “sommativo”, in molte scuole si applicano valutazioni di tipo biennale, operando una sorta di apertura di credito per il primo anno e rinviando al secondo il giudizio finale. Metodo che trovo appropriato poiché fornisce una seconda chance a chi fatica più degli altri e giudica anche, e soprattutto, come evolve il processo formativo. La valutazione, infatti, non deve essere svolta in termini assoluti ma in termini relativi. Ci sono alcuni passaggi dall'insufficienza grave all'insufficienza che valgono più di molti buoni voti poiché rappresentano autentici trionfi per i progressi svolti da scolari in gravi difficoltà. Naturalmente, un ragazzo disabile o straniero presenta condizioni più problematiche, senza con questo voler indulgere in alcun buonismo. Oggi, purtroppo, si tende ad oscillare fra atteggiamenti di tipo assistenzialistico e quelli neorigoristici, dimenticando che la valutazione è volta a valorizzare al massimo un percorso di miglioramento personale.

 

Passando al secondo aspetto: qual è stata la sua esperienza personale?

 

Sono padre di tre figli e la più piccola ha avuto problemi a livello di linguaggio nei primi anni di vita. Se non avessimo trovato insegnanti di larghe vedute che si sono impegnate nel suo processo di crescita, avremmo potuto avere un blocco precoce con conseguenze molto negative: è stato, invece, attuato un processo consapevole e trasparente, scevro da alcun tipo di lassismo, di medio-lungo periodo e la bambina, incoraggiata, ha dato risultati inaspettati, superando tutti i suoi problemi.

 

Ritiene che una soluzione valida potesse essere quella di isolare in una classe ad hoc, i bambini con problematiche più gravi di apprendimento?



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COMMENTI
13/06/2012 - Che bella sorpresa, un articolo sensato! (Sergio Palazzi)

Le opinioni di una persona equilibrata, che sa di cosa parla e ne parla prudentemente! Una piacevole stranezza nel coro di fesserie lette e sentite in questi giorni. Non conosco il merito di Pontremoli e quindi non esprimo una opinione. Però è palese che la cultura del non-bocciare-nessuno, del siamo-tutti-uguali, ha contribuito a far precipitare il senso dell'insegnamento scolastico e danneggia soprattutto coloro che dovrebbe proteggere. Ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il bambino che ha difficoltà, per cause personali e/o familiari, ha più possibilità di crescere se incontra una scuola che lo consideri con serietà e amore per ciò che LUI è, e QUINDI senza pietismi e ipocrisie (da "damm del biscottìn" stile Porta). Dovrebbe finire l'idea che tutti, per il solo fatto di essere nati in un certo intervallo temporale, debbano portare a casa quasi per diritto naturale lo stramaledetto "pezzo di carta" nell'identico successivo intervallo. L'aspettativa di vita è di quasi 90 anni: ci sconvolge che qualcuno possa partire uno o due anni dopo, se da qui può avere l'opportunità di avere gambe più solide ed affrontare meglio la sua strada, possibilmente diversa per ognuno e non totalitariamente omologata? Altro è il discorso delle scuole superiori, dove peraltro quella che viene gabellata per "bocciatura punitiva"(espressione infelice e poco pertinente) può avere una funzione responsabilizzante, di vera educazione civica, che molti genitori spesso capiscono meglio di certi insegnanti.