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SCUOLA/ I bambini bocciati di Pontremoli? Vi racconto come un bravo maestro ha cambiato mia figlia

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In generale, esistono pregi della co-educazione, cioè inserire i bimbi all'interno di contesti più variegati e per questo più stimolanti. Penso che un mix di entrambe le soluzioni possa essere la cosa più adeguata.

 

I genitori giustificano la bocciatura dei figli per l'eccessivo affollamento nelle classi che non ha permesso, di conseguenza, un percorso formativo appropriato. Qual è il suo parere?

 

E' chiaro che in contesti non particolarmente numerosi si riesce a lavorare meglio: segnalo, però, il fatto che la media europea degli studenti per classe non è certo più bassa di quella italiana. Anzi, in Italia abbiamo uno dei rapporti più alti fra numero di insegnati e alunni. Forse, andrebbero riattivate una serie di dinamiche per stimolare, ma prima ancora, valutare la professionalità del docente.

 

A proposito di insegnanti: dov'è, dunque, il limite fra la “comprensione” dei docenti nei confronti di casi piuttosto difficili e l'obiettivo di educarli?

 

Io sono per una scuola inclusiva-di qualità. Sembra un ossimoro ma è ciò a cui dobbiamo tendere. Larga parte dei genitori non è soddisfatta della scuola “di massa” ma d'altro canto non possiamo pensare di tornare agli anni 50, quando la scuola badava al ceto dell'alunno e riproduceva le differenze sociali. Occorre valorizzare il grande obiettivo storico raggiunto dell'allargamento dell'istruzione a fasce estese della popolazione, sebbene non dobbiamo perdere di vista l'obiettivo di una scuola di qualità. E con questo termine non intendo una scuola contraddistinta dal suo numero di studenti eccellenti; ma che riesce, per quanto è possibile, a far maturare chi è in difficoltà. Questo, però, implica una sorta di rivoluzione per ciò che riguarda la selezione e la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti: purtroppo, accanto a molti professori meritevoli ve ne sono altrettanti che dovrebbero cambiare mestiere. Purtroppo, l'egualitarismo degli ultimi trent'anni permette l'equiparazione di diverse competenze e capacità. Tutti gli alunni non sono uguali e, purtroppo a livello professionale, neanche i professori.

 

(Federica Ghizzardi)



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COMMENTI
13/06/2012 - Che bella sorpresa, un articolo sensato! (Sergio Palazzi)

Le opinioni di una persona equilibrata, che sa di cosa parla e ne parla prudentemente! Una piacevole stranezza nel coro di fesserie lette e sentite in questi giorni. Non conosco il merito di Pontremoli e quindi non esprimo una opinione. Però è palese che la cultura del non-bocciare-nessuno, del siamo-tutti-uguali, ha contribuito a far precipitare il senso dell'insegnamento scolastico e danneggia soprattutto coloro che dovrebbe proteggere. Ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il bambino che ha difficoltà, per cause personali e/o familiari, ha più possibilità di crescere se incontra una scuola che lo consideri con serietà e amore per ciò che LUI è, e QUINDI senza pietismi e ipocrisie (da "damm del biscottìn" stile Porta). Dovrebbe finire l'idea che tutti, per il solo fatto di essere nati in un certo intervallo temporale, debbano portare a casa quasi per diritto naturale lo stramaledetto "pezzo di carta" nell'identico successivo intervallo. L'aspettativa di vita è di quasi 90 anni: ci sconvolge che qualcuno possa partire uno o due anni dopo, se da qui può avere l'opportunità di avere gambe più solide ed affrontare meglio la sua strada, possibilmente diversa per ognuno e non totalitariamente omologata? Altro è il discorso delle scuole superiori, dove peraltro quella che viene gabellata per "bocciatura punitiva"(espressione infelice e poco pertinente) può avere una funzione responsabilizzante, di vera educazione civica, che molti genitori spesso capiscono meglio di certi insegnanti.