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ESAME DI STATO 2012/ Piccolo manuale di "sopravvivenza" per i presidenti di commissione

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Esame di Stato (InfoPhoto)  Esame di Stato (InfoPhoto)

Il mio primo esame di Stato l’ho fatto, da commissario, nella scuola in cui sono poi tornato a fare il dirigente scolastico, nel 1974. Insegnavo fisica in un Itis e mi chiamarono perché si stavano per esaminare i primi diplomandi in Informatica: specializzazione nuova, materie strane per le quali si faticava a trovare sia i docenti sia i commissari.

L’esame era quello riformato nel 1969 da Misasi con l’orale su due materie: quella scelta dal candidato e quella scelta dalla commissione (su suggerimento del membro interno, a sua volta d’accordo con il candidato, tanto è vero che se l’accordo non funzionava, lo studente diceva “mi hanno cambiato la materia”).

Sto per fare da presidente il mio ultimo esame di Stato e andrò in un liceo scientifico, il tipo di scuola dove da docente ho insegnato tanti anni. Alcune delle cose che seguono le ho scritte in maniera specifica per questo giornale e le trovate in archivio (III prova, prova di matematica, tipologia B della prima prova).

Visto dall’osservatorio di un presidente l’esame di Stato ha delle sue peculiarità.

La commissione - Si incontrano tre esterni e tre interni e si ha poco tempo per fare gruppo. Fare gruppo è indispensabile e qualche problema di natura relazionale lo si incontra sempre. Il ruolo del presidente è fondamentale; le persone sono diverse per carattere e per professionalità; bisogna assegnare incarichi e dare regole in modo che tutti si sentano a loro agio e possano esprimersi al meglio.

C’è una difficoltà legata alla scelta del vice e dei segretari. Non ci si conosce; nessuno ama il ruolo di segretario, formalmente scomodo e mal pagato. In effetti il vice riceve una indennità aggiuntiva per non far nulla (se il presidente fa il suo lavoro) mentre il segretario fa gratis il lavoro in più. Solitamente risolvo la questione incaricando il vice degli aspetti di sostanza della verbalizzazione (insieme a me) e lascio al segretario l’incarico di tenere in ordine la documentazione e gli atti.

I criteri e le griglie - I criteri sono la sostanza, le griglie sono la forma e dunque c’è un prima e un poi (le griglie devono essere coerenti con i criteri).

Capita a volte di incontrare commissioni che sottovalutano la questione dei criteri e confondono i criteri con le norme che fanno loro da presupposto.

I criteri riguardano le modalità di svolgimento delle diverse fasi e le modalità di valutazione. Poiché, come è noto, per via della autoreferenzialità, nella scuola tutti nascono imparati, mi è capitato di dover insistere per far entrare nei criteri principi come quello secondo cui nel valutare una prova negativa si deve procedere per ricerca di positività e non per contestazione di manchevolezze. Si tratta di un principio elementare che consente, nella II e nella III prova, di ridurre al minimo la assegnazione di punteggi inferiori ai 6/15, eppure mi è capitato di dover insistere ed essere guardato con sufficienza, addirittura dai membri interni.



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COMMENTI
14/06/2012 - altri tecnicismi (Sergio Palazzi)

"Non capire niente di matematica" per molta gente è un vanto, e tra gli insegnanti un titolo di merito. Le griglie sono spesso realizzate con un criterio additivo (da 1 e 6 punti se conosce l'argomento, da 1 a 3 se sa scrivere etc.). Una delle cose più difficili, sia da commissario sia da presidente e, ancora prima, nei consigli di classe, è sempre stato far capire che (1) bisogna stare attenti a che queste cabale rispettino il termine del "da 1 a 15 punti con la sufficienza al 10", anche perchè sappiamo che quel che viene valutato in sede di eventuale ricorso non è la capacità o serietà della commissione ma solo i formalismi; (2) in ogni caso qualsiasi criterio additivo ABBASSA pesantemente il punteggio finale: se hai 5 indicatori e su ciascuno sei "quasi" al massimo, perdi 5 punti e ti ritrovi un lurido 10 al posto di un 13-14. Via 10-12 punti sul voto finale: per chi si sente gratificato nel massacrare gli studenti, ok. Agli altri consiglio punteggi da 1 a 15 per ogni indicatore e poi la media ponderata, stabilendo che per la 2^ prova i pesi siano fissati dopo aver visto la struttura del testo e prima della correzione - argh, ma questa è matematica troooppo avanzata per il normale docente... Inoltre: la 3^ prova DEVE essere corretta collegialmente, anche perchè dovrebbe essere interdisciplinare e non pluridisciplinare come con l'orrida "tipologia B". Cereda, ma lei riesce davvero ad imporre la correzione collegiale anzichè "ognuno fa la sua e nemmeno la mostra agli altri"?

RISPOSTA:

1) nel principio che qualunque valutazione debba partire da una misurazione io ci credo. 2) che procedendo per somma si rischia di non dare mai 15 lo so e infatti, tramite i criteri introduco un fattore correttivo a favore del candidato salvaguardando il fatto che la griglia sia da 15. 3) Dopo le spinte in avanti dei primi anni 2000 non ho mai visto una III prova interdisciplinare; mi basta una buona multidisciplinarietà con coinvolgimento della commissione tutta nella fase di valutazione. 4) il senso del pezzo è invitare ad essere professionali anche imponendo il rispetto sostanziale delle norme. 5) Vengo da 10 giorni di scrutini e ho avuto la conferma dell'importanza del far discutere ma obbligare a rispettare principi come la collegialità. E' dura far capire che se il docente propone e il consiglio assegna può accadere che il docente proponente confermi il 5 da lui proposto e si associ poi ad un 6 di consiglio quando si sta valutando se promuovere o sospendere oppure se sospendere o non ammettere. CC