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SCUOLA/ Tripoli (Mister Pmi): metteremo i nuovi "tecnici" dove serve alle imprese

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Per prima cosa, occorre stabilire le esigenze delle imprese che non sono fisse ma in continua trasformazione. In questo momento il mondo imprenditoriale e produttivo italiano è fortemente sollecitato dalle dinamiche internazionali e siamo immersi nella logica della globalizzazione: non esiste più il mercato interno ed estero, siamo davanti ad un solo soggetto. Il mercato e le filiere produttive italiane si stanno riorganizzando per affrontare questa nuova sfida, sapendo esattamente che si potrà vendere dietro l'angolo o dall'altra parte del mondo. Per questo ci sono una serie di saperi tradizionali che costituiscono un patrimonio da non perdere, come le capacità artigiane o tecnico-meccaniche; ci sono pure dei nuovi saperi di carattere tecnico e professionale che occorre acquisire rispetto ad esigenze nuove.

 

Può fare un esempio?

 

Il tema dell'efficienza energetica, nei prossimi anni, caratterizzerà il futuro delle imprese italiane, qualunque sia il settore a cui si dedicano. Quindi, per primo occorre stabilire i bisogni delle aziende. Il secondo passo è che a questi bisogni, laddove si verifichi un assenza di formazione adeguata, si affianchi un offerta. Ieri abbiamo parlato soprattutto di istituti tecnici superiori poichè costituiscono l'anello mancante nella filiera della nostra produzione.

 

Vuole fare qualche esempio riferito ad alcuni distretti o zone d'Italia?

 

Ieri abbiamo tracciato una mappa con la presenza sul territorio di sedici importanti filiere produttive e abbiamo verificato le zone dove ci sono i maggiori fatturati, valori aggiunti e numero di occupati. Dunque, il tentativo che stiamo facendo è quello di permettere che gli istituti tecnici si localizzino dove c'è maggior presenza imprenditoriale, legata ad una certa filiera, tenendo conto delle esigenze del territorio ma anche quelle nazionali. Ad esempio, il settore dell'aerospazio va localizzato in aeree ricche di aziende legate ad esso, come il Piemonte, la Lombardia o la Campania. In queste zone può sorgere un istituto di eccellenza nazionale poiché il territorio è in grado di sostenerlo.

 

Ci sono dei requisiti “culturali” e specifici che devono avere le nuove figure tecniche?

 

Sicuramente la vicinanza all'azienda che si acquisisce con la formazione in aula, ma soprattutto, in azienda.

 

Come si è arrivati a questo bisogno di super tecnici a fronte di una disoccupazione giovanile abbastanza elevata? Come mai non si è capito prima?

 

E' un orientamento culturale generale vivo da anni, per cui i licei valgono più degli istituti tecnici e si è posta minor attenzione di quella che in realtà meritassero queste forme di istruzione professionale, tanto che le aziende sono state costrette a fare formazione in azienda più di quanto accade in altri Paesi. Il dato che ci preoccupa è che il 33% delle aziende italiane fa un periodo di formazione per i nuovi assunti.

 

Come è possibile cambiare questa mentalità?




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