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SCUOLA/ Ugolini: senza il "mondo di fuori" la scuola muore

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Il mondo delle professioni entri nella scuola (InfoPhoto)  Il mondo delle professioni entri nella scuola (InfoPhoto)

L’Italia è cresciuta grazie allo spirito di intrapresa di persone che si sono messe in gioco senza aspettare che altri risolvessero i problemi, ma immaginando nuove ipotesi di soluzione e di innovazione. La settimana scorsa sono stata a Sant’Agostino, uno dei comuni più colpiti dalla prima forte scossa di terremoto in Emilia-Romagna, dove ho incontrato un imprenditore la cui azienda è andata distrutta. Nonostante questo, lui era lì con i suoi operai pronto a farla ripartire e a continuare a dar lavoro ai suoi 340 dipendenti. Ho visto quest’uomo rischiare il proprio denaro e la propria vita senza aspettare che qualcuno risolvesse il problema al suo posto. Come lui ce ne sono tantissimi altri, ed è proprio questa parte d’Italia che ci ha sempre fatto andare avanti e che non si arrenderà mai.

Il fallimento o l’errore, ha detto Profumo, non è una macchia per il curriculum: d’altro canto, però, un errore può costare molto in termini finanziari e non solo. Secondo lei quali sono gli errori da evitare durante il percorso di formazione di uno studente?

È vero che l’errore non è una macchia per il curriculum, ma solo quando serve per trovare la propria strada e se diventa un’occasione per crescere e mettere a frutto i talenti che si possiedono. Il più grande errore che possiamo fare è pensare che tutti debbano fare la stessa cosa: la diversificazione e la possibilità di intraprendere percorsi di formazione differenti sono aspetti che vanno incentivati fino in fondo, garantendone però la qualità. Tutti i giovani si iscrivono a scuola, ma purtroppo molti si perdono durante il cammino. Questo accade perché spesso non si riesce a garantire un’adeguata qualità nei diversi percorsi che uno studente può scegliere: licei, istituti tecnici, istituti professionali, formazione professionale e formazione in apprendistato.

Profumo accennava anche alle grandi imprese, senza le quali il Paese fa poca strada. Il percorso scolastico ha aiutato, in tempi passati, “capitani di industria” a diventare ciò che sono. Perché ora sembra non essere più così?

Nel secondo dopoguerra, negli istituti e nell’istruzione professionale si sono formati uomini che hanno permesso il nostro boom economico, gli imprenditori che poi hanno fatto la fortuna del Made in Italy. Negli ultimi vent’anni anni si è diffusa invece un’idea, assolutamente sbagliata, che svaluta l’istruzione tecnica e professionale, come se imparare un lavoro fosse qualcosa di meno che, ad esempio, imparare a tradurre. Un istituto tecnico ben fatto è una scuola molto complessa, che richiede impegno, studio, e può essere frequentata con successo solo da chi ha specifiche attitudini e particolari talenti.

Crede quindi che la cultura tecnica e del lavoro andrebbe recuperata?



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