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SCUOLA/ Aprea: chiamata diretta dei prof, il governo vuole stracciare anche il Titolo V?

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Valentina Aprea (InfoPhoto)  Valentina Aprea (InfoPhoto)

Come regione di centrodestra, ci sentiamo attaccati da un governo che sentiamo anche un po’ nostro, visto che è nato e si mantiene in piedi anche con i voti del centrodestra in Parlamento. Perché vede, i ricorsi alla Corte costituzionale denotano una logica di mera opposizione.

Cosa intende dire?

Prendo atto che un governo tecnico che nasce per cambiare il Paese ricorre agli strumenti che il centrodestra e il centrosinistra hanno usato alternativamente, opposizione contro governo, per farsi la guerra.

E quindi?

Diciamo che oggi torniamo ad essere creditori del governo Monti e del ministro Profumo.

Chi festeggia l’impugnativa da parte del Governo?

Le forze conservatrici, che poi sono sempre le stesse: burocrazia e sindacati. Spiace constatare che proprio questo Governo, che dice di avere a cuore il bene del Paese, rinunci a sperimentare con una Regione coraggiosa un percorso innovativo per garantire stabilità ai supplenti annuali, cambiando il rito di assegnazioni meramente burocratiche e legate alla casualità del punteggio.

Il meccanismo da lei ipotizzato andava in spregio alle graduatorie a esaurimento.

Assolutamente no. Perché avevamo già chiarito, e anche il Consiglio regionale lo aveva fatto, che avremmo rispettato i diritti acquisiti. In ogni caso, la selezione sarebbe avvenuta sulla base di criteri stabiliti secondo un accordo col Miur. Criteri burocratici e punteggi li avremmo valutati in fase iniziale, per individuare gli aventi diritto.

Il suo auspicio?

Che fatta salva l’impossibilità del ministero di non ricorrere, il ministro Profumo voglia recuperare in Conferenza Stato-Regioni la possibilità di sperimentare insieme a Regione Lombardia nuovi percorsi di assegnazione. Da parte nostra, non ci faremo intimidire e continueremo a lavorare nel rispetto delle norme vigenti per una maggiore autonomia delle scuole e per salvaguardare la libertà di scelta delle famiglie e il diritto ad avere una scuola di qualità che non sia più vincolata al reclutamento passivo degli insegnanti.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
19/06/2012 - Cosa teme l'on. Aprea? (Franco Labella)

La risposta dell'on. Aprea conferma il mio giudizio di temerarietà delle sue affermazioni. Se è tutto così chiaro e pacifico, se non viene messo in discussione alcun principio di legislazione concorrente perchè l'on. Aprea si duole in anticipo e cioè prima della pronuncia della Corte? E soprattutto perchè fa riferimento al ruolo della Corte come di un ruolo potenzialente utilizzabile come arma di lotta politica? Evito di rispondere all'affermazione di organi tecnici non meglio precisati che potrebbero adire la Corte. E' di tutta evidenza, almeno a chi ne ha conoscenza, che i conflitti tra Stato e Regioni non possono essere sollevati da quisque de populo ma ovviamente da uno dei soggetti coinvolti nel conflitto. Non posso non osservare che mi fa specie l'auspicio censorio esplicitamente presente nell'ultimo periodo della risposta dell'on. Aprea. Capisco che i commenti possano essere sgraditi. Ma fino a quando non sono ingiuriosi e/o diffamatori esiste ancora l'art. 21 della Costituzione. Ma, anche grazie all'on. Aprea, gli studenti italiani delle scuole superiori non ne hanno grande contezza visto che col riordino gelminiano lo studio del Diritto è stato ritenuto superfluo se non dannoso. Leggendo la risposta dell'on. Aprea si capisce perfettamente la ratio di quella decisione.

 
17/06/2012 - Se la cultura giuridica è questa... (Franco Labella)

Di cosa vogliamo meravigliarci? La direttrice didattica Aprea afferma: "Perché vede, i ricorsi alla Corte costituzionale denotano una logica di mera opposizione". E' di tutta evidenza che considerare il ricorso alla Corte Costituzionale uno strumento di lotta politica è il segnale che l'incultura giuridica connota profondamente gli esponenti del centrodestra. Ed allora, non per ripeterlo fino alla nausea, ma si capisce perchè la Aprea e la Gelmini abbiano voluto la eliminazione dello studio del Diritto nelle scuole superiori italiane. Perché solo così è possibile provare a spacciare "vulgata" dove la Corte Costituzionale (l'aveva affermato più volte lo stesso Berlusconi) diventa da organo di garanzia ed elemento regolatore dei conflitti tra poteri e tra Stato e Regioni, strumento di lotta politica ed i magistrati diventano, tout court, gli odiati "nemici" da bastonare con un meccanismo di responsabilità civile diretta che dovrebbe servire a trasformarli in soggetti ricattabili e messi in condizione di non giudicare. Ma, almeno a stare ai sondaggi, questo PDL ed i suoi esponenti di spicco sembrerebbero destinati se non a cambiare partito almeno a cambiare mestiere. Utinam.

RISPOSTA:

L’articolo della legge regionale impugnato dal Governo prevede la possibilità per le istituzioni scolastiche statali di organizzare concorsi per il reclutamento di personale docente, “a titolo sperimentale, nell'ambito delle norme generali o di specifici accordi con lo Stato, per un triennio a partire dall'anno scolastico successivo alla stipula.” L’avvio della sperimentazione è dunque subordinato al raggiungimento di una preventiva intesa con il Ministero dell’istruzione. In tal senso le disposizioni oggetto di osservazioni non possono ritenersi lesive delle competenze riservate al legislatore statale. Utile, al riguardo, richiamare la sentenza n. 125/2010 con la quale la Corte costituzionale si è pronunciata su diverse disposizioni della legge della Regione Lombardia n. 15/2008 (Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale) impugnate dal Governo per presunta violazione della competenza statale in materia di tutela dell’ambiente e per violazione del principio di leale collaborazione. Anche in tal caso la legge regionale interveniva su materie di competenza statale attraverso una previsione di intese con lo Stato. La Consulta ha espresso il principio secondo cui “la necessità che intervenga una preventiva intesa impedisce che possa ravvisarsi una qualsiasi lesione di prerogative statali o regionali, dal momento che, per evitare ogni vulnus alle proprie competenze, è sufficiente che la parte interessata non presti adesione all’accordo procedimentale”. Analogamente, nel nostro caso, la necessità che intervenga una preventiva intesa con il Ministero competente esclude la possibilità di configurare una qualsiasi lesione di prerogative statali. Detto altrimenti, l’art. 8 non mette in discussione la competenza statale a dettare le norme generali in materia di reclutamento: intende esclusivamente attuare una sperimentazione nelle forme e modalità consentite e dunque nel rispetto dell’art. 117 della Costituzione. Essendo per altro l’impugnativa della legge regionale una deliberazione del Consiglio dei Ministri e non di un organismo tecnico, non vi è dubbio che essa sia una scelta politica, che ben poteva essere evitata sia in considerazione del principio espresso dalla Consulta, sia dal fatto che il testo della legge regionale è pienamente coerente con il nuovo testo di Accordo per l’attuazione del Titolo V, validato dal Ministro, che prevede la sperimentazione d’intesa con le regioni per nuovi modelli organizzativi di gestione del servizio” che tra l’altro hanno per oggetto anche il “reclutamento del personale”. Ritengo offensivo accusarmi di incultura giuridica, quando le mie affermazioni partono dalla considerazione che la leale collaborazione è il primo principio di rapporto tra le istituzioni e che il Governo Monti non può trincerare la scelta di impugnare la legge regionale dietro motivazioni “tecniche”, ma deve assumersi la piena responsabilità del proprio giudizio politico. Responsabilità a cui tutti sono chiamati, anche chi decide di pubblicare commenti con superficialità. Valentina Aprea