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SCUOLA/ Esame di III media, così la prova Invalsi mette in crisi i docenti

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Tra le righe del recente intervento di Gianni Zen su questo giornale si parla di valutazione in termini di assunzione di responsabilità. Finalmente! Superati gli scrutini di fine anno e nel pieno degli esami per la licenza di scuola secondaria di I grado, mai come in questi momenti è chiaramente visibile chi nella scuola - dirigenti e docenti - si pone con atteggiamento disponibile alla piena assunzione di responsabilità, quindi al rischio che essa comporta, e chi invece affida l’espressione del voto numerico alla pura e fredda media matematica dei voti riportati dagli alunni durante il percorso e vorrebbe comprendere, ma non può, a volte delegando decisioni delicate alla votazione del Consiglio di classe.

Si coglie in questi frangenti che il tema valutazione, di là dalla sua formulazione in numero o giudizio, rimane il nodo principale, per sciogliere il quale sarebbe indispensabile cominciare a lavorare, non appena sulla carta, attorno a contenuti, metodi, traguardi, competenze. A costruire cioè un lavoro d’équipe che non può improvvisarsi in sede di scrutinio finale. Di fatto è quanto sono costrette a svolgere le commissioni d’esame nelle varie fasi dello stesso: stabilire un voto numerico che esprima una valutazione collegiale, a partire dal percorso (le prove) stabilito collegialmente, per un candidato giudicato idoneo a sostenere l’esame di licenza. Tutto potrebbe svolgersi senza clamorose novità rispetto alla conoscenza che la commissione ha del candidato (perché si tratta degli stessi insegnanti che l’hanno ammesso all’esame), se non fosse per l’incognita rappresentata dal risultato delle prove Invalsi, l’unico, in rapporto di uno a sei, che non dipende dai criteri di valutazione della commissione stessa.

Due sono gli atteggiamenti che in genere si manifestano davanti ad esso, che travisano peraltro la vera natura della prova Invalsi: il risultato della prova Invalsi manda all’aria la mia valutazione; il risultato della prova Invalsi, essendo esterno, è oggettivo, perciò sicuramente più significativo del mio. Entrambi nascondono l’incertezza che sta dietro al giudizio del singolo docente, derivante dal fatto che esso deriva da una riflessione soggettiva, da criteri noti, ovvi, scontati ma raramente condivisi attorno a un progetto tra docenti di discipline diverse, consapevoli di essere parte essenziale di un’équipe professionale che educa e istruisce, mettendo al centro del proprio intervento ogni singolo alunno.

Al problema del voto di licenza si aggiunge quello della certificazione delle competenze; il massimo dell’incomprensibile per genitori e soprattutto ragazzi che non capiscono a cosa serva, essendo generalmente un doppione del documento di valutazione ricevuto prima dell’esame.



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