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LETTERA/ Caro maturando, non barattare i tuoi sogni con nulla

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In questa fase di crisi e di fronte a un futuro diventato sempre più incerto i giovani, comprensibilmente, sono coloro che manifestano più paura. Così scrivo pensando a un ragazzo che si accinge a svolgere gli esami di maturità.

Per prima cosa ti raccomando di seguire con ragione quello che desideri. Ti diranno che servono ingegneri, ma se ti piace la letteratura, scegli pure la facoltà di lettere. Sappi però che in questo caso, ed è vero, farai più fatica a trovare un impiego. Ma è altrettanto vero che non è sicuro che diventando ingegnere sarai più felice, anche se avere uno stipendio a una certa età non è cosa da poco: basta pensare cosa significa non dipendere più economicamente dalla famiglia e alla possibilità di iniziare un proprio percorso di vita. Comunque i propri sogni non si possono barattare con nulla ed è triste vivere pensando che hai rinunciato a qualcosa d'importante. Se poi inizi un percorso universitario e gli esami non vanno bene, la resa all'evidenza non è mai un male, non è mai una sconfitta, sono indizi per capire cosa ci chiede la vita.

Come vedi, l'esistenza verso i vent'anni diventa complicata. Ciò che si desidera comincia a non coincidere con ciò che la società, o meglio l'economia, richiede, e i tuoi genitori sono per la prima volta più attenti a un calcolo buono che al demone che pulsa in te. Quelli della mia generazione avevano un anno "rubato" dallo Stato: il servizio militare che spesso serviva ad allentare la morsa dei genitori sui figli. Per dodici mesi non eri nemmeno di te stesso, l'unico compito era quello di obbedire e non ti era dato di capire il perché.

Eppure in quel periodo ci fu la svolta della mia vita: mi convinsi a iscrivermi all'università. Quell'esperienza, dove dovevo fare tutto senza un senso apparente, mi fece capire che le cose che ti accadono nella vita o le abbracci, o diventano motivo di una lotta continua senza alcuna possibilità di vittoria. Quel metodo l'ho applicato successivamente. Ho frequentato l'università dando il massimo a ogni esame, e non solo per ottenere un bel voto, ma perché non intendevo più subire lo studio. Volevo essere io a sfruttare "lui". Ne volevo diventare il protagonista e uscirne arricchito come conoscenza. 



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COMMENTI
19/06/2012 - Questa lettera (claudia mazzola)

"Sono i giovani che manifestano più paura". Ma non è vero! Ho nipoti all'università e conosco anche loro amici, sono grandi, coraggiosi e pieni di speranza, c'è da stupirsi e imparare a guardarli.

 
18/06/2012 - Liberi sogni in liberi cranii (Sergio Palazzi)

Una riflessione interessante, cui vorrei aggiungere solo una cosa: perché ingegneria dovrebbe essere una scelta puramente utilitaristica e lettere una scelta passionale? Perchè certe scelte devono sembrare di convenienza e la libertà di sognare deve essere a senso unico? In una delle sue vignette più celebri, quasi un secolo fa, Giuseppe Novello aveva rappresentato il ragazzo che, costretto dal padre a diventare un musicista, si alzava di notte "per coltivare i suoi amati studi di ragioneria". Per fortuna sono tanti, e parecchi ne incontro quasi ogni giorno, che, al posto di rinchiudere la propria testa negli angusti recinti di quella che nella vulgata liceale si spaccia per sola cultura (l'ambito letterario-filosofico), dopo il diploma hanno preferito lasciar espandere la loro fantasia verso la creatività delle scienze "pure e dure", chimica, fisica, matematica, o verso gli ambiti applicativi dall'ingegneria alla scienza dei materiali alla medicina. Convinti che così possano dare un senso vitale alla loro mente e cercare di migliorare realmente almeno qualche angolo di mondo... Senza considerare come unico fattore di scelta lo stipendio (anzi!) e potendosi poi dedicare liberamente, per il proprio piacere, magari anche alla letteratura ed alla filosofia. O alla quantomeccanica, perchè no? Ah, dimenticavo: l'anno di naja mi è costato in termini di tempo interrotto, rispetto ai 5 italiani su 6 che non lo facevano, ma mi ha regalato esperienze di vita indimenticabili.