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SCUOLA/ L’educazione alla legalità senza lo studio delle leggi fa proseliti?

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Certo pure il mio ex studente di Caserta che mi venne a trovare in divisa da finanziere per rivelarmi che aveva capito solo dopo essere stato rimandato due volte nella materia giuridica (era assai prima dell’era Moratti-Gelmini) quanto contasse il Diritto anche nella sua esperienza quotidiana di “controllore di scontrini non emessi” manco aveva letto i libri di Risé sugli obblighi educativi dei padri. Pure lui, però, mi confermò che quando fermava clienti ignari dell’obbligo di emissione la risposta era invariabilmente “ma perché è obbligatorio chiederlo? E mi volete multare solo per questo?”.

In tanti anni, a partire dalle scuole frequentate dai figli dei commercianti che non emettono gli scontrini o dei medici che non rilasciano le fatture, se fosse diventato senso comune che i tributi servono a pagare i servizi di tutti forse non avremmo il tasso di evasione fiscale che abbiamo. Ma per capirlo, caro Risé, serve studiare a scuola il Diritto, l’Economia e pure la Scienza delle finanze. Altro che l’esempio parentale… magari dei papà psicoanalisti che non rilasciano le fatture, abusando di funzione e potere terapeutico, come è capitato di leggere qualche giorno fa su uno dei più importanti quotidiani italiani.

Ed allora, forse, se si fosse studiato a scuola la Scienza delle finanze magari gli spot sul “parassita sociale” che passano da settimane in video non sarebbero serviti e ne avremmo risparmiato i costi. E Risè parla di “erudizione giuridica”? No, le conoscenze giuridiche sono le “tabelline” del macellaio napoletano.

Ad un certo punto Risé sostiene che studiare il Diritto, a suo parere, non risolve. Però lo psicoterapeuta parte da un presupposto erroneo e pure indicativo: non confutando l’interrogativo del redattore sulla insufficienza dello studio del Diritto a scuola dimostra di ignorare che da due anni, nelle scuole superiori riordinate dalla Gelmini, il Diritto semplicemente non si studia più, è diventata “materia inutile” al pari della stenografia o della dattilografia dei bei tempi andati.

Ma Risé cosa conosce dello spirito con cui i ragazzi si sono accostati, in questi anni di sperimentali dove il Diritto c’era e si studiava, ad  un approccio che tutto era tranne che “erudizione giuridica”? Cosa sa di esperienze bellissime di crescita civile di ragazzi che vivono in situazioni ambientali dove il poliziotto non è il rappresentante dello Stato ma lo “sbirro”?

A parte un dato esperienziale che, con tutta evidenza, Risè non ha, ci sono nell’intervista posizioni veramente singolari come quando egli afferma che “il fare molte norme non porta assolutamente a uno sviluppo della legalità. Anzi la mette in pericolo, perché aumenta a dismisura la possibilità di violazione delle norme, diminuendo proporzionalmente il senso di legalità nel cittadino”. Che equivale a dire che per non produrre nuove leggi dovremmo punire chi copia il software con le obsolete norme sul diritto d’autore applicato alle opere letterarie oppure che è stato un errore regolamentare per legge la procreazione assistita! 

Insomma, secondo Risé, servirebbero meno leggi e soprattutto meno (o per nulla) studio delle stesse. Ma che dire allora del clamoroso autogol insito nella notazione di Risé che, citando l’evoluzione del sistema giuridico dopo il Codice napoleonico, non si avvede che in questo c’è una delle ragioni profonde che rendono necessario studiare il Diritto a scuola. Proprio perché la società è complessa, proprio perché le norme proliferano è necessario conoscerle. Altrimenti le norme stesse diventano un corpo estraneo e proliferano gli “azzeccagarbugli” di manzoniana memoria che trasformano i diritti in favori magari da ottenere con la corruzione.

Conoscere le regole è l’anticamera della democrazia partecipata e quindi altro che effetto deleterio dell’insegnamento disciplinare. 



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COMMENTI
29/06/2012 - Consultazione? Sì, grazie (Massimo Macciò)

Caro Labella, sono d'accordissimo sulla consultazione. Immagino lo sarà anche il prof. Corradini, la cui delusione per le vicende di "Cittadinanza e Costituzione" è palpabile e giustificata. Credo che la scuola debba smettere di avere i piedi saldamente piantati in aria e che, come accadrebbe in qualsiasi azienda privata degna di questo nome, prima di prendere decisioni i responsabili della "riforma" avrebbero dovuto e - a maggior ragione - debbano ora dar voce a chi di scuola si occupa (e, sia chiaro, non parlo solo dei docenti) o a chi della scuola usufruisce: imprenditori, ordini professionali, associazioni, utenti, organizzazioni di cittadini... Finora non è stato fatto nulla di questo.

 
27/06/2012 - Una consultazione fra gli studenti e fra le famigl (Franco Labella)

Caro Macciò, la sua analisi è stringente e chiarisce, oltre ogni ragionevole dubbio, perchè le posizioni del prof. Zanon e del dott. Risé sono, quanto meno, non in linea con gli sviluppi recenti della discussione a cui ha dato un contributo che consiglio di leggere anche il prof. Luciano Corradini. Corradini è stato uno dei padri, ripudiato e rimosso dalla stessa Gelmini, della famosa disciplina fantasma "Cittadinanza e Costituzione". E' intervenuto di recente per sottolineare la eclissi, nelle nuove Indicazioni nazionali, dei temi di Cittadinanza e Costituzione. Sarebbe interessante se ilSussidiario.net, a cui va l'indubbio merito di aver rivitalizzato una discussione quasi inesistente, avviasse una consultazione o qualcosa di simile alla efficace iniziativa lanciata a suo tempo a sostegno dell'avvio dei TFA. L'idea l'ho lanciata raccogliendo il suo spunto, caro Macciò. Come si dice in questi casi, se son rose.... Finora delle medesime abbiamo colto solo le spine :-)))

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare 2 (Massimo Macciò)

D'altro lato: perché mai il “progetto Brocca” decise di introdurre lo studio del diritto e dell'economia nei licei sperimentali e, in generale, nella quasi totalità degli istituti secondari del nostro Paese? Perché la famosa “educazione civica”, quella materia che secondo Zanon costituiva “un modo equilibrato di presentare i princìpi più importanti della convivenza civile” affidandosi a docenti non specializzati sull'argomento, si era rivelata un fallimento sotto ogni aspetto. A distanza di quindici anni o poco più, la disciplina che aveva sostituito il flop di educazione civica è stata cancellata senza una sola indagine sul campo sul suo utilizzo e sulla sua efficacia, ed in spregio alle norme europee. Questa è la “rugosa realtà da stringere” e a controbattere a tale verità non bastano i ragionamenti di Risè sull'assenza del Padre o del maestro, che niente hanno a che fare col tema in oggetto. Forse, allora, vale la pena di uscire da bizantinismi teofilizzanti di varia natura e di restare solidamente ancorati alla realtà effettuale. Facciamole, queste indagini “sul campo” e andiamo a chiedere alla platea di utenti (gli studenti, i loro genitori, i dirigenti scolastici che confondono le circolari con le ordinanze contingibili e urgenti, gli imprenditori e così via: costerebbero molto meno dei test Invalsi, e servirebbero senz'altro molto di più.

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare (Massimo Macciò)

Caro Labella, a volte alcune persone, anche degne di rilievo, cadono nell'errore di parlare di cose che non conoscono. Il professor Zanon individua il rischio di fare della Costituzione una bibbia laica e giudica “illusorio e fuorviante” che si possa far fronte a questo e a consimili pericoli “con un insegnamento prettamente disciplinare e astratto come è quello delle regole giuridiche”. Ebbene, lo studio del diritto serve esattamente al contrario: a contestualizzare e a storicizzare il documento giuridico, analizzandone la genesi, la storia, l'evoluzione. Zanon si rassicuri: non c'è alcuna volontà di “idolatrare ogni virgola posta dal potere” ed i primi a sostenerlo sono proprio i docenti delle discipline giuridiche ed economiche: al contrario, è l'assenza di un apprendimento critico di tale discipline che porta, invece, a idolatrare le norme. Chi conosce e insegna queste materie sa che il diritto non serve a fare una “mistica delle leggi” ma a capire che cosa è la legge nel rapporto tra gli uomini, chi ha prodotto le norme e perché. Insomma, serve a “educare”: altro che “insegnamento di regole astratte”!

 
05/06/2012 - I sogni e la realtà (Vincenzo Amatruda)

Egregio Prof. Labella, ciò che per Lei appartiene alla sfera dei desideri, lo studio del Diritto e dell'Economia a scuola, per cui suscitare la semplice dissertazione sarebbe già motivo di soddisfazione, all'estero non è oggetto di discussione, essendo fuori di dubbio che quelle materie siano necessarie, anzi indispensabili in tutti gli istituti superiori. Riusciranno i nostri governanti a rimediare a tale lacuna e dare un futuro serio al nostro Paese?

RISPOSTA:

Caro Amatruda, spesso il mio timore si sovrappone ai miei desideri e sarei portato a condividere, perciò, il suo pessimismo. Ho appena finito di ascoltare Profumo a Ballarò e lo sconforto è aumentato, se possibile. Credo, però, al di là della contingenza (e persino della difesa del posto di lavoro che non ho remore a rivendicare) sia necessario insistere. Non solo e non tanto per usare una frase trita e ritrita "perché ce lo ha chiesto e ce lo chiede l'Europa" ma anche perchè ce lo chiedono le giovani generazioni. E non è poco mi creda...

 
03/06/2012 - A proposito del seppellimento del diritto (Giuseppe Ferina)

E' di chiara e lampante evidenza che le scelte sciagurate effettuate dalla Gelmini su illuminato suggerimento dei proni consiglieri ministeriali, le pagheranno le nuove generazioni per gli anni a venire. E', altresì, paradossale e becero che un Paese fondato sul diritto di romana memoria, non lo insegni ai suoi adolescenti e che l'economia non venga tenuta in alcuna considerazione. E assodato, peraltro, che tali scelte il governo Berlusconi-Gelmini le ha fatte con il solo scopo di fare in modo che i giovani rimangano sudditi, facilmente gestibili e manovrabili, anzichè correre il concreto "pericolo" che diventino Cittadini capaci di pensare, scegliere e decidera da soli! Gli adolescenti sanno già chi ringraziare per essersi giocati il loro futuro al "gratta e vinci".