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SCUOLA/ L’educazione alla legalità senza lo studio delle leggi fa proseliti?

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Caro direttore,

giusto qualche giorno fa, tornando da scuola, mi chiedevo, anche dopo Brindisi, se e quando un editorialista autorevole (ho pensato a Rodotà, Zagrebelsky o magari Galli della Loggia), avrebbe avviato una campagna di opinione per spingere il ministro Profumo a rivedere la decisione del ministro che l’ha preceduto di eliminare lo studio del Diritto e dell’Economia nelle scuole superiori italiane.

Esempio poco europeo quello della Gelmini, ma si sa, l’Europa c’è quando se ne invoca l’autorità per il rigore economico ma scompare quando dovrebbe dettare la linea anche in campo educativo e scolastico.

Io pensavo a questo e mi ritrovo invece un’intervista, quella con lo psicoterapeuta Risè  che, sostanzialmente, ripropone il noto paradosso della “educazione alla legalità senza le leggi”, copyright di Max Bruschi, già consigliere politico della Gelmini.

Come se non bastasse arriva l’intervista al costituzionalista prof. Zanon ed il paradosso enunciato a suo tempo da Bruschi sembra far proseliti anche in insospettabili docenti, sia pure a livello universitario, disciplinari. Troppa grazia… Ma è importante che si avvii o si riprenda una discussione che può servire a far riconsiderare le scelte del ministro Gelmini.

Cercherò di sviluppare il mio ragionamento analizzando separatamente le due interviste che, sostanzialmente, pur partendo da presupposti diversi arrivano, paradossalmente, alla stessa conclusione: è possibile educare alla legalità senza lo studio del Diritto.

A proposito dell’intervista a Risè  le rivelo che l’esperimento che ho suggerito nel mio commento io lo sto conducendo da qualche anno. Ogni volta che posso farlo, racconto di questa insana decisione, l’eliminazione dello studio del Diritto, teorizzato prima dalla manager Moratti e realizzato dall’avvocato Gelmini (una decisione quindi paradossale considerando le professionalità dei decisori ma sarà un caso anche esponenti del centrodestra?), non tanto e non solo ai genitori dei miei studenti ma al macellaio, alla segretaria dello studio medico, al tassista e al barbiere e, qualche tempo fa, anche al primario di un reparto ospedaliero di cui ero ospite.

I genitori dei miei alunni sono i più stupiti ma non fanno parte del mio campione statistico perché sono solidali e magari empatici anche quando sviluppano ragionamenti complessi per dimostrare che questa genialata dell’educazione alla legalità senza le leggi è decisamente incomprensibile e si fonda sul nulla.

Non c’è uno straccio né di evidenza empirica e meno che mai  di ricerca scientifica che autorizzi i Bruschi ed i Risè a diffondere queste posizioni senza senso compiuto, eppure ci capita di leggere ancora oggi un’intervista come quella pubblicata dal Sussidiario.

La gente comune, che probabilmente non ha letto i libri di Risè,  ha il pregio, però, di confrontarsi con la realtà. Proprio il macellaio è stato quello che ha fatto, qualche tempo fa, il commento più originale e mi ha indotto a riflettere ulteriormente. “Prufesso’, ma se non studiano più il Diritto è come per la Matematica… mia nipote usa o’ computer ma nun sape e’ tabelline”. Tralascio la traduzione ma sottolineo che il sagace macellaio napoletano mi ha aperto la mente.

Alle regole ed allo studio delle stesse come tabellina, tessera fondamentale, non c’avevo, in tanti anni di insegnamento, ancora pensato.



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COMMENTI
29/06/2012 - Consultazione? Sì, grazie (Massimo Macciò)

Caro Labella, sono d'accordissimo sulla consultazione. Immagino lo sarà anche il prof. Corradini, la cui delusione per le vicende di "Cittadinanza e Costituzione" è palpabile e giustificata. Credo che la scuola debba smettere di avere i piedi saldamente piantati in aria e che, come accadrebbe in qualsiasi azienda privata degna di questo nome, prima di prendere decisioni i responsabili della "riforma" avrebbero dovuto e - a maggior ragione - debbano ora dar voce a chi di scuola si occupa (e, sia chiaro, non parlo solo dei docenti) o a chi della scuola usufruisce: imprenditori, ordini professionali, associazioni, utenti, organizzazioni di cittadini... Finora non è stato fatto nulla di questo.

 
27/06/2012 - Una consultazione fra gli studenti e fra le famigl (Franco Labella)

Caro Macciò, la sua analisi è stringente e chiarisce, oltre ogni ragionevole dubbio, perchè le posizioni del prof. Zanon e del dott. Risé sono, quanto meno, non in linea con gli sviluppi recenti della discussione a cui ha dato un contributo che consiglio di leggere anche il prof. Luciano Corradini. Corradini è stato uno dei padri, ripudiato e rimosso dalla stessa Gelmini, della famosa disciplina fantasma "Cittadinanza e Costituzione". E' intervenuto di recente per sottolineare la eclissi, nelle nuove Indicazioni nazionali, dei temi di Cittadinanza e Costituzione. Sarebbe interessante se ilSussidiario.net, a cui va l'indubbio merito di aver rivitalizzato una discussione quasi inesistente, avviasse una consultazione o qualcosa di simile alla efficace iniziativa lanciata a suo tempo a sostegno dell'avvio dei TFA. L'idea l'ho lanciata raccogliendo il suo spunto, caro Macciò. Come si dice in questi casi, se son rose.... Finora delle medesime abbiamo colto solo le spine :-)))

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare 2 (Massimo Macciò)

D'altro lato: perché mai il “progetto Brocca” decise di introdurre lo studio del diritto e dell'economia nei licei sperimentali e, in generale, nella quasi totalità degli istituti secondari del nostro Paese? Perché la famosa “educazione civica”, quella materia che secondo Zanon costituiva “un modo equilibrato di presentare i princìpi più importanti della convivenza civile” affidandosi a docenti non specializzati sull'argomento, si era rivelata un fallimento sotto ogni aspetto. A distanza di quindici anni o poco più, la disciplina che aveva sostituito il flop di educazione civica è stata cancellata senza una sola indagine sul campo sul suo utilizzo e sulla sua efficacia, ed in spregio alle norme europee. Questa è la “rugosa realtà da stringere” e a controbattere a tale verità non bastano i ragionamenti di Risè sull'assenza del Padre o del maestro, che niente hanno a che fare col tema in oggetto. Forse, allora, vale la pena di uscire da bizantinismi teofilizzanti di varia natura e di restare solidamente ancorati alla realtà effettuale. Facciamole, queste indagini “sul campo” e andiamo a chiedere alla platea di utenti (gli studenti, i loro genitori, i dirigenti scolastici che confondono le circolari con le ordinanze contingibili e urgenti, gli imprenditori e così via: costerebbero molto meno dei test Invalsi, e servirebbero senz'altro molto di più.

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare (Massimo Macciò)

Caro Labella, a volte alcune persone, anche degne di rilievo, cadono nell'errore di parlare di cose che non conoscono. Il professor Zanon individua il rischio di fare della Costituzione una bibbia laica e giudica “illusorio e fuorviante” che si possa far fronte a questo e a consimili pericoli “con un insegnamento prettamente disciplinare e astratto come è quello delle regole giuridiche”. Ebbene, lo studio del diritto serve esattamente al contrario: a contestualizzare e a storicizzare il documento giuridico, analizzandone la genesi, la storia, l'evoluzione. Zanon si rassicuri: non c'è alcuna volontà di “idolatrare ogni virgola posta dal potere” ed i primi a sostenerlo sono proprio i docenti delle discipline giuridiche ed economiche: al contrario, è l'assenza di un apprendimento critico di tale discipline che porta, invece, a idolatrare le norme. Chi conosce e insegna queste materie sa che il diritto non serve a fare una “mistica delle leggi” ma a capire che cosa è la legge nel rapporto tra gli uomini, chi ha prodotto le norme e perché. Insomma, serve a “educare”: altro che “insegnamento di regole astratte”!

 
05/06/2012 - I sogni e la realtà (Vincenzo Amatruda)

Egregio Prof. Labella, ciò che per Lei appartiene alla sfera dei desideri, lo studio del Diritto e dell'Economia a scuola, per cui suscitare la semplice dissertazione sarebbe già motivo di soddisfazione, all'estero non è oggetto di discussione, essendo fuori di dubbio che quelle materie siano necessarie, anzi indispensabili in tutti gli istituti superiori. Riusciranno i nostri governanti a rimediare a tale lacuna e dare un futuro serio al nostro Paese?

RISPOSTA:

Caro Amatruda, spesso il mio timore si sovrappone ai miei desideri e sarei portato a condividere, perciò, il suo pessimismo. Ho appena finito di ascoltare Profumo a Ballarò e lo sconforto è aumentato, se possibile. Credo, però, al di là della contingenza (e persino della difesa del posto di lavoro che non ho remore a rivendicare) sia necessario insistere. Non solo e non tanto per usare una frase trita e ritrita "perché ce lo ha chiesto e ce lo chiede l'Europa" ma anche perchè ce lo chiedono le giovani generazioni. E non è poco mi creda...

 
03/06/2012 - A proposito del seppellimento del diritto (Giuseppe Ferina)

E' di chiara e lampante evidenza che le scelte sciagurate effettuate dalla Gelmini su illuminato suggerimento dei proni consiglieri ministeriali, le pagheranno le nuove generazioni per gli anni a venire. E', altresì, paradossale e becero che un Paese fondato sul diritto di romana memoria, non lo insegni ai suoi adolescenti e che l'economia non venga tenuta in alcuna considerazione. E assodato, peraltro, che tali scelte il governo Berlusconi-Gelmini le ha fatte con il solo scopo di fare in modo che i giovani rimangano sudditi, facilmente gestibili e manovrabili, anzichè correre il concreto "pericolo" che diventino Cittadini capaci di pensare, scegliere e decidera da soli! Gli adolescenti sanno già chi ringraziare per essersi giocati il loro futuro al "gratta e vinci".