BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’educazione alla legalità senza lo studio delle leggi fa proseliti?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

C’è poi un aspetto che Risé sembra veramente non considerare e che può sintetizzarsi con la evidenza che, in alcune parti del Paese, c’è un problema educativo rovesciato: sono i giovani che possono essere forza di cambiamento di atteggiamenti dei padri. Sono i figli che si ribellano alla cultura violenta dei padri, come nel caso della ragazza calabrese che ha denunciato il padre come probabile omicida del suo compagno.

Figli che educano alla legalità i padri. E’ contro natura? Non lo so, ma so che se Risé conoscesse e studiasse certe realtà (e non penso solo alle regioni meridionali preda della criminalità organizzata e delle mafie ma persino alla sua civilissima Milano, la Milano di Quarto Oggiaro dove un tassista è stato massacrato per aver investito un cane ed i genitori hanno inculcato ai figli il dogma del “farsi i fatti propri”) non sosterrebbe posizioni come questa: “Intendiamoci: conoscere la Costituzione è una buona cosa, ma è illusorio - dove non è deleterio - pensare che sia un insegnamento disciplinare ad essere centrale nello sviluppo personale del rispetto della giustizia”. Deleterio pensare che un insegnamento disciplinare possa essere centrale per l’educazione alla legalità?

Ma Risé si farebbe curare da un medico che non conosce l’anatomia ma si professasse solo seguace dello spirito umanitario di Giuseppe Moscati? Si servirebbe di un commercialista che ignora il diritto tributario ma che gli garantisse di essere figlio di professionisti eccellenti? Non c’è che dire, a volte c’è più buon senso nei macellai napoletani che negli psicoterapeuti milanesi.

Passando alle posizioni espresse dal professor Zanon c’è da dire che la dotta disquisizione sul legalismo  positivista versus un giusnaturalismo rivendicato non credo serva a definire il problema di cui stiamo discutendo.

Anche ai miei studenti di scuola media superiore spiego la superiorità di un convincimento sulle norme che sarebbe ideale non fosse effetto dell’apparato sanzionatorio ma derivato del “foro interiore” per usare le parole di Zanon. Poi, però, siccome l’insegnamento del Diritto è un formidabile intreccio di educazione e istruzione, quando dagli aspetti teorici (molto limitati, si rassicuri prof. Zanon) si arriva a definire l’applicazione delle norme a partire dalla realtà più prossima allo studente, il regolamento di scuola, sono gli stessi studenti ad arrivare alla conclusione che spesso l’unico sistema accettato e quasi provocato da comportamenti scorretti degli studenti è legato all’uso dell’apparato, antico e vecchio, sanzionatorio. Insomma il foro interiore non sembra operare per il meglio…

Cosa autorizzi ,però, il prof. Zanon a sostenere che sia “molto difficile che un insegnamento di regole astratte, soprattutto quando è rivolto a giovani e giovanissimi, risulti coinvolgente” non è dato sapere. L’esperienza di docente delle superiori mi dice assolutamente il contrario, ma non si fa un passo in avanti se alle sensazioni di Zanon si giustappongono le mie. Nessuno dei due, in questa situazione, ha un approccio, se posso dire, scientifico al tema del rapporto “insegnamento del Diritto-educazione alla legalità”. Se si vuole affrontare il tema sarebbe il caso di lasciare spazio ad indagini scientifiche e ricerche tenendo ben presente che le scelte “abolizioniste” della Gelmini non sono supportate da uno straccio di valutazione nemmeno quantitativa sulle sperimentazioni Brocca, quelle che hanno introdotto lo studio del Diritto nei Licei sperimentali. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
29/06/2012 - Consultazione? Sì, grazie (Massimo Macciò)

Caro Labella, sono d'accordissimo sulla consultazione. Immagino lo sarà anche il prof. Corradini, la cui delusione per le vicende di "Cittadinanza e Costituzione" è palpabile e giustificata. Credo che la scuola debba smettere di avere i piedi saldamente piantati in aria e che, come accadrebbe in qualsiasi azienda privata degna di questo nome, prima di prendere decisioni i responsabili della "riforma" avrebbero dovuto e - a maggior ragione - debbano ora dar voce a chi di scuola si occupa (e, sia chiaro, non parlo solo dei docenti) o a chi della scuola usufruisce: imprenditori, ordini professionali, associazioni, utenti, organizzazioni di cittadini... Finora non è stato fatto nulla di questo.

 
27/06/2012 - Una consultazione fra gli studenti e fra le famigl (Franco Labella)

Caro Macciò, la sua analisi è stringente e chiarisce, oltre ogni ragionevole dubbio, perchè le posizioni del prof. Zanon e del dott. Risé sono, quanto meno, non in linea con gli sviluppi recenti della discussione a cui ha dato un contributo che consiglio di leggere anche il prof. Luciano Corradini. Corradini è stato uno dei padri, ripudiato e rimosso dalla stessa Gelmini, della famosa disciplina fantasma "Cittadinanza e Costituzione". E' intervenuto di recente per sottolineare la eclissi, nelle nuove Indicazioni nazionali, dei temi di Cittadinanza e Costituzione. Sarebbe interessante se ilSussidiario.net, a cui va l'indubbio merito di aver rivitalizzato una discussione quasi inesistente, avviasse una consultazione o qualcosa di simile alla efficace iniziativa lanciata a suo tempo a sostegno dell'avvio dei TFA. L'idea l'ho lanciata raccogliendo il suo spunto, caro Macciò. Come si dice in questi casi, se son rose.... Finora delle medesime abbiamo colto solo le spine :-)))

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare 2 (Massimo Macciò)

D'altro lato: perché mai il “progetto Brocca” decise di introdurre lo studio del diritto e dell'economia nei licei sperimentali e, in generale, nella quasi totalità degli istituti secondari del nostro Paese? Perché la famosa “educazione civica”, quella materia che secondo Zanon costituiva “un modo equilibrato di presentare i princìpi più importanti della convivenza civile” affidandosi a docenti non specializzati sull'argomento, si era rivelata un fallimento sotto ogni aspetto. A distanza di quindici anni o poco più, la disciplina che aveva sostituito il flop di educazione civica è stata cancellata senza una sola indagine sul campo sul suo utilizzo e sulla sua efficacia, ed in spregio alle norme europee. Questa è la “rugosa realtà da stringere” e a controbattere a tale verità non bastano i ragionamenti di Risè sull'assenza del Padre o del maestro, che niente hanno a che fare col tema in oggetto. Forse, allora, vale la pena di uscire da bizantinismi teofilizzanti di varia natura e di restare solidamente ancorati alla realtà effettuale. Facciamole, queste indagini “sul campo” e andiamo a chiedere alla platea di utenti (gli studenti, i loro genitori, i dirigenti scolastici che confondono le circolari con le ordinanze contingibili e urgenti, gli imprenditori e così via: costerebbero molto meno dei test Invalsi, e servirebbero senz'altro molto di più.

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare (Massimo Macciò)

Caro Labella, a volte alcune persone, anche degne di rilievo, cadono nell'errore di parlare di cose che non conoscono. Il professor Zanon individua il rischio di fare della Costituzione una bibbia laica e giudica “illusorio e fuorviante” che si possa far fronte a questo e a consimili pericoli “con un insegnamento prettamente disciplinare e astratto come è quello delle regole giuridiche”. Ebbene, lo studio del diritto serve esattamente al contrario: a contestualizzare e a storicizzare il documento giuridico, analizzandone la genesi, la storia, l'evoluzione. Zanon si rassicuri: non c'è alcuna volontà di “idolatrare ogni virgola posta dal potere” ed i primi a sostenerlo sono proprio i docenti delle discipline giuridiche ed economiche: al contrario, è l'assenza di un apprendimento critico di tale discipline che porta, invece, a idolatrare le norme. Chi conosce e insegna queste materie sa che il diritto non serve a fare una “mistica delle leggi” ma a capire che cosa è la legge nel rapporto tra gli uomini, chi ha prodotto le norme e perché. Insomma, serve a “educare”: altro che “insegnamento di regole astratte”!

 
05/06/2012 - I sogni e la realtà (Vincenzo Amatruda)

Egregio Prof. Labella, ciò che per Lei appartiene alla sfera dei desideri, lo studio del Diritto e dell'Economia a scuola, per cui suscitare la semplice dissertazione sarebbe già motivo di soddisfazione, all'estero non è oggetto di discussione, essendo fuori di dubbio che quelle materie siano necessarie, anzi indispensabili in tutti gli istituti superiori. Riusciranno i nostri governanti a rimediare a tale lacuna e dare un futuro serio al nostro Paese?

RISPOSTA:

Caro Amatruda, spesso il mio timore si sovrappone ai miei desideri e sarei portato a condividere, perciò, il suo pessimismo. Ho appena finito di ascoltare Profumo a Ballarò e lo sconforto è aumentato, se possibile. Credo, però, al di là della contingenza (e persino della difesa del posto di lavoro che non ho remore a rivendicare) sia necessario insistere. Non solo e non tanto per usare una frase trita e ritrita "perché ce lo ha chiesto e ce lo chiede l'Europa" ma anche perchè ce lo chiedono le giovani generazioni. E non è poco mi creda...

 
03/06/2012 - A proposito del seppellimento del diritto (Giuseppe Ferina)

E' di chiara e lampante evidenza che le scelte sciagurate effettuate dalla Gelmini su illuminato suggerimento dei proni consiglieri ministeriali, le pagheranno le nuove generazioni per gli anni a venire. E', altresì, paradossale e becero che un Paese fondato sul diritto di romana memoria, non lo insegni ai suoi adolescenti e che l'economia non venga tenuta in alcuna considerazione. E assodato, peraltro, che tali scelte il governo Berlusconi-Gelmini le ha fatte con il solo scopo di fare in modo che i giovani rimangano sudditi, facilmente gestibili e manovrabili, anzichè correre il concreto "pericolo" che diventino Cittadini capaci di pensare, scegliere e decidera da soli! Gli adolescenti sanno già chi ringraziare per essersi giocati il loro futuro al "gratta e vinci".