BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’educazione alla legalità senza lo studio delle leggi fa proseliti?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Tralascerei anche l’altro equivoco sul Diritto come materia tecnica (è la giustificazione della sua presenza limitata nei Tecnici e Professionali) perché non rientra nel discorso che stiamo sviluppando.

Il problema è che, qui e ora, si sconta un atteggiamento sociale complessivo di scarsa attenzione alla legalità che è, sarà banale dirlo, innanzi tutto rispetto di regole note sperabilmente condivise. La scuola può non farsene carico delegando tutto alla famiglia secondo Risé e al “foro interiore” (evidentemente non  bisognoso di stimoli) secondo Zanon?

L’allarme di Zanon sul rischio che la scuola diventi il luogo per eccellenza (il “tempio” del titolo) della morale mi ha ricordato un allarme simile (lì veniva evocato lo Stato etico) lanciato da Ernesto Galli della Loggia in un articolo di un paio di anni fa a proposito di un insegnamento (la famigerata e fantomatica “Cittadinanza e Costituzione”) che l’autore dava come operante e valutata addirittura in pagella.

Ovviamente non era così, il voto non c’è nemmeno oggi e non c’è nemmeno lo studio della Costituzione che Zanon definisce “spesso trasformata in una sorta di icona sostitutiva di un sistema di valori che altrimenti sarebbe tramontato”. L’assenza di conoscenza genera ignoranza ed i valori non possono essere inculcati ma devono essere dedotti proprio dall’analisi della Carta. Solo così si può immaginare che le scelte etiche individuali siano il frutto consapevole di un’adesione convinta a principi noti e condivisi.

Noti e condivisi. Perché all’esempio finale del soccorso dovuto in caso di incidente del prof. Zanon, potrei ribattere che non molti studenti immaginano che l’ipotesi di omissione può riguardare chiunque si trovi a passare e non intervenga nonostante la “naturale propensione alla solidarietà tra gli uomini” citata dal costituzionalista.

Visto che Zanon fa un esempio che, a suo parere, rende superfluo lo studio del Diritto a scuola vorrei far conoscere al lettore la meraviglia che colgo nelle espressioni degli studenti a cui, nell’ambito dei corsi Ecdl che hanno anche un modulo comprendente gli aspetti giuridici dell’informatica, si prospetta la illegittimità del comportamento di chi copia software o scarica i film da Internet. Alla mia obiezione che sempre di “furto” si tratta sia pure nell’ambito della proprietà intellettuale, gli studenti di primo acchito ribattono “ma lo fanno tutti”. E ci vuole tanta sapienza e non solo l’appeal che farli ragionare sulla circostanza che anche di omicidi se ne commettono tanti ma non per questo se ne è decisa l’eliminazione come reato.

Come vedete, caro prof. Zanon e gentile dottor Risé, studiare il Diritto a scuola, serve. E spero che il dibattito prosegua, con un ampio coinvolgimento delle famiglie, fino alla revisione delle scelte del ministro Gelmini. Magari, vista la propensione all’uso dello strumento, il ministro Profumo, dopo quello relativo al valore legale del titolo di studio, potrebbe lanciarne uno proprio relativo allo studio del Diritto nelle scuole superiori.

Ho abbastanza elementi per immaginare un’ampia partecipazione. Perfino dei macellai napoletani.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
29/06/2012 - Consultazione? Sì, grazie (Massimo Macciò)

Caro Labella, sono d'accordissimo sulla consultazione. Immagino lo sarà anche il prof. Corradini, la cui delusione per le vicende di "Cittadinanza e Costituzione" è palpabile e giustificata. Credo che la scuola debba smettere di avere i piedi saldamente piantati in aria e che, come accadrebbe in qualsiasi azienda privata degna di questo nome, prima di prendere decisioni i responsabili della "riforma" avrebbero dovuto e - a maggior ragione - debbano ora dar voce a chi di scuola si occupa (e, sia chiaro, non parlo solo dei docenti) o a chi della scuola usufruisce: imprenditori, ordini professionali, associazioni, utenti, organizzazioni di cittadini... Finora non è stato fatto nulla di questo.

 
27/06/2012 - Una consultazione fra gli studenti e fra le famigl (Franco Labella)

Caro Macciò, la sua analisi è stringente e chiarisce, oltre ogni ragionevole dubbio, perchè le posizioni del prof. Zanon e del dott. Risé sono, quanto meno, non in linea con gli sviluppi recenti della discussione a cui ha dato un contributo che consiglio di leggere anche il prof. Luciano Corradini. Corradini è stato uno dei padri, ripudiato e rimosso dalla stessa Gelmini, della famosa disciplina fantasma "Cittadinanza e Costituzione". E' intervenuto di recente per sottolineare la eclissi, nelle nuove Indicazioni nazionali, dei temi di Cittadinanza e Costituzione. Sarebbe interessante se ilSussidiario.net, a cui va l'indubbio merito di aver rivitalizzato una discussione quasi inesistente, avviasse una consultazione o qualcosa di simile alla efficace iniziativa lanciata a suo tempo a sostegno dell'avvio dei TFA. L'idea l'ho lanciata raccogliendo il suo spunto, caro Macciò. Come si dice in questi casi, se son rose.... Finora delle medesime abbiamo colto solo le spine :-)))

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare 2 (Massimo Macciò)

D'altro lato: perché mai il “progetto Brocca” decise di introdurre lo studio del diritto e dell'economia nei licei sperimentali e, in generale, nella quasi totalità degli istituti secondari del nostro Paese? Perché la famosa “educazione civica”, quella materia che secondo Zanon costituiva “un modo equilibrato di presentare i princìpi più importanti della convivenza civile” affidandosi a docenti non specializzati sull'argomento, si era rivelata un fallimento sotto ogni aspetto. A distanza di quindici anni o poco più, la disciplina che aveva sostituito il flop di educazione civica è stata cancellata senza una sola indagine sul campo sul suo utilizzo e sulla sua efficacia, ed in spregio alle norme europee. Questa è la “rugosa realtà da stringere” e a controbattere a tale verità non bastano i ragionamenti di Risè sull'assenza del Padre o del maestro, che niente hanno a che fare col tema in oggetto. Forse, allora, vale la pena di uscire da bizantinismi teofilizzanti di varia natura e di restare solidamente ancorati alla realtà effettuale. Facciamole, queste indagini “sul campo” e andiamo a chiedere alla platea di utenti (gli studenti, i loro genitori, i dirigenti scolastici che confondono le circolari con le ordinanze contingibili e urgenti, gli imprenditori e così via: costerebbero molto meno dei test Invalsi, e servirebbero senz'altro molto di più.

 
15/06/2012 - Se raccontare le leggi serve a educare (Massimo Macciò)

Caro Labella, a volte alcune persone, anche degne di rilievo, cadono nell'errore di parlare di cose che non conoscono. Il professor Zanon individua il rischio di fare della Costituzione una bibbia laica e giudica “illusorio e fuorviante” che si possa far fronte a questo e a consimili pericoli “con un insegnamento prettamente disciplinare e astratto come è quello delle regole giuridiche”. Ebbene, lo studio del diritto serve esattamente al contrario: a contestualizzare e a storicizzare il documento giuridico, analizzandone la genesi, la storia, l'evoluzione. Zanon si rassicuri: non c'è alcuna volontà di “idolatrare ogni virgola posta dal potere” ed i primi a sostenerlo sono proprio i docenti delle discipline giuridiche ed economiche: al contrario, è l'assenza di un apprendimento critico di tale discipline che porta, invece, a idolatrare le norme. Chi conosce e insegna queste materie sa che il diritto non serve a fare una “mistica delle leggi” ma a capire che cosa è la legge nel rapporto tra gli uomini, chi ha prodotto le norme e perché. Insomma, serve a “educare”: altro che “insegnamento di regole astratte”!

 
05/06/2012 - I sogni e la realtà (Vincenzo Amatruda)

Egregio Prof. Labella, ciò che per Lei appartiene alla sfera dei desideri, lo studio del Diritto e dell'Economia a scuola, per cui suscitare la semplice dissertazione sarebbe già motivo di soddisfazione, all'estero non è oggetto di discussione, essendo fuori di dubbio che quelle materie siano necessarie, anzi indispensabili in tutti gli istituti superiori. Riusciranno i nostri governanti a rimediare a tale lacuna e dare un futuro serio al nostro Paese?

RISPOSTA:

Caro Amatruda, spesso il mio timore si sovrappone ai miei desideri e sarei portato a condividere, perciò, il suo pessimismo. Ho appena finito di ascoltare Profumo a Ballarò e lo sconforto è aumentato, se possibile. Credo, però, al di là della contingenza (e persino della difesa del posto di lavoro che non ho remore a rivendicare) sia necessario insistere. Non solo e non tanto per usare una frase trita e ritrita "perché ce lo ha chiesto e ce lo chiede l'Europa" ma anche perchè ce lo chiedono le giovani generazioni. E non è poco mi creda...

 
03/06/2012 - A proposito del seppellimento del diritto (Giuseppe Ferina)

E' di chiara e lampante evidenza che le scelte sciagurate effettuate dalla Gelmini su illuminato suggerimento dei proni consiglieri ministeriali, le pagheranno le nuove generazioni per gli anni a venire. E', altresì, paradossale e becero che un Paese fondato sul diritto di romana memoria, non lo insegni ai suoi adolescenti e che l'economia non venga tenuta in alcuna considerazione. E assodato, peraltro, che tali scelte il governo Berlusconi-Gelmini le ha fatte con il solo scopo di fare in modo che i giovani rimangano sudditi, facilmente gestibili e manovrabili, anzichè correre il concreto "pericolo" che diventino Cittadini capaci di pensare, scegliere e decidera da soli! Gli adolescenti sanno già chi ringraziare per essersi giocati il loro futuro al "gratta e vinci".