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MATURITA' 2012/ Esami di Stato, prima prova: la traccia del tema storico-politico

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Oggi si è svolta la prima prova della maturità (Foto: Infophoto)  Oggi si è svolta la prima prova della maturità (Foto: Infophoto)

Il secondo aspetto, strettamente intrecciato con la peculiarità della visione antropologica adottata, è quello che riguarda la politica e il potere politico. Nel pensiero politico moderno, in netta controtendenza con la tradizione classica e quella cristiana, il concetto di «bene comune» tende a essere emarginato, quando totalmente non rimosso, in favore di quello «individuale». Dal momento che non risulta più utile come elemento di legittimazione, viene destinato all’oblio. Con Hobbes, più ancora che con Machiavelli, la politica e l’ideale morale vengono dichiarati inconciliabili e scissi definitivamente. Il «bene comune», pertanto, inizia ad essere concepito – nelle sue sempre più rare apparizione – in maniera errato o riduttiva. Jean-Jacques Rousseau, per esempio, lo interpreta come una limitazione dei diritti individuali, sancendo una coincidenza fra volontà dello Stato e volontà generale. «Per aver veramente l’espressione della volontà generale», afferma il filosofo francese, occorre «che non vi siano società parziali nello Stato, e che ogni cittadino non pensi che colla sua testa».

Per molti versi, quella espressa dall’autore del Contratto sociale è la medesima visione dei sistemi politici contemporanei. Intrappolate nella ormai obsoleta dicotomia Stato-mercato, la maggior parte delle unità politiche organizzate fa notevole fatica a comprendere la ricchezza dei corpi intermedi e la forza propulsiva del principio di sussidiarietà, di fatto forzosamente rinunciando a valorizzare quell’«istinto della costruzione» dal basso che Luigi Einaudi – nelle sue Lezioni di politica sociale del 1949 – indicava come punto fondamentale della creatività sociale.

Invece, come osserva Giuseppe De Rita, è soltanto riaffermando la «centralità dell’uomo» nella sua naturale dimensione sociale che è possibile ritornare a una politica intesa come servizio (officium) e, al tempo stesso, rifuggire dallo statalismo e dal liberalismo selvaggio. Di fronte alle grandi trasformazioni in atto sia nel sistema internazionale, sia tra le istituzioni politiche e la società all’interno di ogni democrazia, occorre ridare valore al concetto di «bene comune». Quest’ultimo, infatti, può contribuire a risolvere i molti problemi non solo con riferimento alle aspettative sociali della persona, delle famiglie e dei gruppi nei sempre meno sostenibili sistemi di welfare, ma anche in ordine all’azione di ciascuno Stato nella comunità globale.

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