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MATURITA' 2012/ Esami di Stato, prima prova: la traccia del tema storico-politico

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Oggi si è svolta la prima prova della maturità (Foto: Infophoto)  Oggi si è svolta la prima prova della maturità (Foto: Infophoto)

«Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l’animo, e disira; per che di giunger lui ciascun contende». Così, nel XVII canto del Purgatorio, Dante Alighieri definisce l’attesa che costituisce il cuore di ogni uomo. Nel corso della storia, numerosi sono stati i tentativi non solo di definire l’essenza o la finalità ultima del «bene», ma anche e soprattutto di comprendere se esso sia esclusivamente individuale o altresì abbia una dimensione comune. Nessuna concreta realtà di ogni convivenza sociale, economica e politica, può infatti rinunciare a una seria e condivisa riflessione su tale concetto.

Ciò, a maggior ragione, vale nella travagliata stagione che stiamo attraversando. L’asprezza della crisi economico-finanziaria mondiale, la ruvidità delle relazioni politiche nell’Unione europea, l’inestricabilità del dis-ordine in Medio Oriente (in particolare, in Egitto e Siria), sono tutti segni attraverso cui sentiamo l’urto della realtà e che aprono alcuni urgenti interrogativi: il bene-essere individuale è sufficiente? Può esistere un bene che sia per tutti, ma non per ciascuno? Oppure può il bene di ciascuno non essere per tutti?

Nel tentativo di rispondere a queste domande, appare subito evidente il fatto che esse riguardano due distinti, ma complementari aspetti.

Il primo richiama alla nostra concezione della natura umana. Il confronto principale, in questo caso, è tra una antropologia positiva e una antropologia negativa. Per la tradizione aristotelico-tomista, gli esseri umani sono creati da Dio non perché vivano isolati, ma affinché essi costituiscano delle unità sociali. Pertanto, proprio per la natura sociale dell’esistenza umana, il bene di ciascuna persona risulta interconnesso con il bene dell’intera comunità. Come osserva San Tommaso d’Aquino, l’uomo appartiene alla società, ne è pienamente «parte». Per l’autore della Somma teologica, il bene comune non è inteso in termini esclusivamente economici o di stabilità politica, ma coinvolge tutta la persona e il suo bene vivere. Esso è sempre e inesorabilmente sociale. Al contrario, coloro che – come il filosofo inglese Thomas Hobbes – sostengono la dimensione ferina della natura umana, sono costretti a concepire il bene soltanto in una dimensione individuale o a spiegare quello della collettività – ed è il caso dei presupposti della concezione utilitarista – come una semplice somma aritmetica del benessere e dei vantaggi dei singoli, con l’ovvia conseguenza che alcune persone o ampie fasce della popolazione possono essere escluse dalla condivisione del bene.



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