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MATURITA’ 2012/ Esami di Stato, prima prova: tipologia A, traccia svolta. Analisi del testo "Ammazzare il tempo" di Eugenio Montale

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Alcuni studenti alle prese con l'Esame di Maturità (Foto: Infophoto)  Alcuni studenti alle prese con l'Esame di Maturità (Foto: Infophoto)

La stessa espressione “ammazzare il tempo” denota una certa ironia: come si può uccidere un concetto? Forse per il poeta il tempo non è poi tanto astratto: è la dimensione concreta in cui l’uomo si trova di fronte a sé e agli interrogativi ultimi; anche in Sartre e negli esistenzialisti la noia ha questa funzione epifanica (e, proprio per questo, spesso temuta).

La visione dell’uomo di Montale in questo brano, quindi, è negativa. L’ammazzare il tempo ha la meglio sull’approfondimento di un’assenza. L’unica speranza, forse, è che almeno qualcuno è riuscito a “guardare con fermo ciglio in quel vuoto”.

È una visione molto attuale quella proposta dal poeta in questo brano. Anche oggi, infatti, vi sono numerose preoccupazioni come la crisi economica, il pericolo del terremoto, l’Unione europea, l’Egitto… che riempiono intere pagine di giornali. In tutta questa confusione il rischio è di essere superficiali sia in ciò che accade sia nel personale rapporto col tempo. L’alternativa più facile rimane sempre quella di non guardare al fondo della propria tristezza. Quante volte si scappa dalle proprie difficoltà per rifugiarsi in quello che uno ha da fare! Si fugge da ciò che non è come si vuole e si va alla ricerca di un rifugio: l’ufficio, lo studio, lo sport… Tuttavia, come ha mostrato bene Montale, questo scappare è vano perché anestetizza solo per qualche tempo “quel vuoto” che si ripresenta sempre.

In Prima del viaggio un tempo preordinato e ben confezionato sembra una boccata d’aria per il poeta: la partenza si avvicina, e tutto è preparato nei dettagli. Ma Montale si accorge che non tutto quadra: “Un imprevisto / è la sola speranza. Ma mi dicono / che è una stoltezza dirselo”. L’uomo, insomma, rischia l’alienazione e la perdita di riferimenti. Una speranza, però, c’è: riscoprire quanto sia interessante un uso intelligente e appagante del tempo nel lavoro e nel proprio quotidiano, cioè iniziare a conoscere sempre di più quel “pericoloso mostro”.

(Davide Ori)



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