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SCUOLA/ Tfa, 4 proposte per una soluzione di buon senso

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Riflettendo sulla formazione dei docenti, stimolati anche dalle recenti proposte ministeriali in relazione al percorso abilitante, riconosciamo che senz’altro l’attivazione del primo corso di Tfa rappresenti una concreta risposta alle legittime aspettative di abilitazione di neolaureati e giovani docenti precari.

Tuttavia dobbiamo rilevare che le modalità con cui si potrà accedere al tirocinio formativo continuano a creare ansie e perplessità presso le migliaia di insegnanti che, senza titolo di abilitazione, hanno prestato servizio presso le scuole statali e paritarie per un consistente periodo di tempo. 

La recente nota ministeriale dell’8 maggio u.s. apriva la possibilità di un secondo percorso abilitante, ma il rinvio della sua attivazione al prossimo anno scolastico ha sconcertato anche noi dirigenti perché lascia nell’incertezza e senza prospettive quanti, come veniva riconosciuto dalla nota stessa, hanno contribuito, con il loro lavoro, al corretto funzionamento del Sistema Nazionale di Istruzione nel suo insieme.  

Proprio questo riconoscimento ufficiale ci induce a richiedere di percorrere velocemente quell’iter legislativo e quelle consultazioni di organismi che permetterebbe fin dal prossimo autunno a coloro che hanno già prestato 36 mesi di servizio di accedere ad un tirocinio formativo. Anzi, la vacanza che si è aperta probabilmente offre l’opportunità di prendere in considerazione alcune osservazioni  che avanziamo.

Innanzitutto chiediamo che l’opportunità di accedere a questo secondo canale venga concessa non solo a quanti abbiano insegnato per 36 mesi, ma sia esteso anche a chi abbia maturato 360 giorni di servizio, in quanto, in un momento di crisi economica ed occupazionale, costoro hanno investito le loro risorse umane e professionali nella scuola, non limitandosi ad episodiche supplenze. Inoltre i 360 giorni di servizio sono sempre stati il requisito richiesto per accedere ai corsi abilitanti come risulta anche dagli ultimi indetti coi DM 21/2005 e DM 85/2005.

Tale proposta ci sembra rispondere all’interesse di giovani docenti e di scuole sia statali che paritarie, senza andare a gravare in prospettiva sulla spesa pubblica, visto che l’abilitazione rappresenta il presupposto per partecipare alle future procedure concorsuali e non più l’automatica inclusione in graduatorie permanenti. La distinzione tra la legittima aspirazione all’abilitazione, ai cui percorsi deve essere data la massima opportunità di accesso, e l’ingresso in ruolo è infatti sicuramente la grande novità introdotta dal nuovo sistema di abilitazione (Tfa). 

In particolare la scuola paritaria costruisce la propria proposta didattico-educativa formando giovani docenti che ne condividono, come previsto dalla legge 62/2000, l’ispirazione ideale e culturale. Da alcuni anni non sono previste procedure abilitanti per giovani laureati. La presenza di percorsi abilitanti è condizione fondamentale perché la scuola paritaria sia messa in grado di rispettare quanto previsto dalla legge 62/2000.



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