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MATURITA’ 2012/ Esami di Stato, prima prova: svolgimento del tema artistico letterario

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MATURITA' 2012, ESAMI DI STATO: PRIMA PROVA, TIPOLOGIA B - TEMA SVOLTO ARTISTICO-LETTERARIO: IL LABIRINTO - Era il Labirinto il soggetto della traccia di tipologia B, di ambito artistico letterario, che i maturandi con la predilezione per l’arte e la letteratura hanno preso in considerazione per un possibile svolgimento. Le fonti artistiche figurative andavano dalla Minoauromachia (1935) di Picasso alla Relatività (11953) di Escher, passando per Pasiphaë di Pollock (1943). L’antologia letteraria annoverava invece brani da Ludovico Ariosto, Orlando furioso, ed. 1532, Canto XII, Ottave 7-12, Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino 1972, Jorge Luis Borges, L’immortale, in “L’Aleph”, Feltrinelli, Milano 1959 (ed. orig. “El Aleph”, 1949), Umberto Eco, Il nome della rosa, Prima ed. riveduta e corretta, Bompiani, Milano 2012 (Prima ed. 1980). La consegna, come per tutte le tracce della tipologia B, prevedeva due modalità per fare la prova: il saggio breve o l’articolo di giornale. Di seguto lo svolgimento della traccia artistico letteraria svolto da Elisabetta Crema, docente di lettere.

Cos’è propriamente un labirinto? Non è tanto un luogo da cui è impossibile uscire: quello è una prigione, o una voragine; d’altra parte l’immagine che ci suggerisce il labirinto non è quella di un progredire, sia pure faticosamente, e anche con esito pericolosamente incerto, ma comunque un progredire verso la soluzione: il labirinto è un luogo da cui si potrebbe uscire, ma non ci si riesce. Quando ci si riesce, smette di essere un labirinto e diventa un gioco, un rompicapo. 

Ma anche per chi sopravvive al labirinto, questo non diventa mai un’esperienza, non lascia il ricordo articolato di gesta compiute: l’assenza di prospettiva impedisce di collocarlo in un vissuto ripercorribile dalla memoria e da un giudizio. Il labirinto è il luogo di un girare a vuoto, ingannatore e senza senso. Un luogo ostile, ed elaborato; un luogo simbolico della disperazione, che non incarna però neanche l’idea di una fredda casualità indifferente alle sorti dell’uomo, ma è più un disegno architettato a suo danno, ad opera di una sorta di provvidenza negativa. 

Come ha colto benissimo, e ben prima di tanti peregrinari novecenteschi, Ariosto nell’invenzione del castello di Atlante, il labirinto non è tale in forza delle sue caratteristiche strutturali (che possono essere tanto quelle della sconvolgente imprevedibilità, come nella città immaginata da Borges, quanto la ripetizione invariata di stanze quasi uguali nella biblioteca del Nome della rosa), ma per l’assetto di chi lo…  Il verbo adeguato a questo soggetto sarebbe “subisce”, perché esito dell’errare labirintico è lo svuotarsi di ogni iniziativa: senza possibilità di esito e senza una strada percorribile, le azioni sono conati senza senso. 



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