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MATURITÀ 2012/ La lezione di Aristotele ai maturandi: sappiate osservare...

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Busto raffigurante Aristotele (384-322 a.C.; immagine d'archivio)  Busto raffigurante Aristotele (384-322 a.C.; immagine d'archivio)

La nuda lettera del testo, nella prima parte, offre spunti di vivo interesse: Aristotele stimola a osservare la realtà in tutti i suoi aspetti, perché anche la creatura più umile ci avvicina alla meraviglia. Il cosmo non è un ammasso caotico, dominato dal caso, ma procede verso uno scopo, ha un fine, che il filosofo riesce a scorgere nella trama della natura. Niente deve essere sottratto allo sguardo (la vista è l’organo fondamentale del filosofo), perché anche la materia ignobile, le viscere, parlano della medesima bellezza di cui è informato il mondo. Non inutile il riferimento a Eraclito, non soltanto nell’ambito del legame che la filosofia intrattiene con la sapienza antica. Riferendosi alla nobile fonte, Aristotele sottolinea che ogni cosa che è sulla terra è permeata dal sacro. Osservare il mondo, perciò, pur con occhio scientifico, è sempre un’esperienza “religiosa”.

Si è optato, vista la difficoltà del brano, per una traduzione semplice e aderente al testo, perché siano chiari i nodi grammaticali più ostici. Il brano presenta numerose ellissi, difficilmente risolvibili, soprattutto nella parte finale (che non è neppure ben spiegata dal titolo). Essa ha un carattere strettamente tecnico e di alcune parole andava cercato sul dizionario il significato propriamente filosofico (un esempio è hyle, il cui primo significato è “selva” ma che andava tradotto con “materia”).

Numerosi i passi complessi; per segnalarne alcuni, nella prima parte il “detto” di Eraclito non si trova subito dopo il verbo eipeín (dire), ma in una parentesi, dopo la descrizione dello stupore degli stranieri. Per fortuna uno dei passi più difficili era tradotto dal titolo (chissà se gli studenti se ne saranno accorti subito): un avverbio sostantivato e un complemento di fine sono il soggetto dell’estì del periodo centrale; per non parlare della prolessi del relativo e l’attrazione nel caso del pronome (la grammatica del Campanini-Scaglietti lo definisce un caso piuttosto raro) del termine télos. Questi i punti più ostili, poi ci sono le difficoltà per gli studenti meno abili: lo spirito aspro dell’hautou poco dopo la parte centrale o l’ésti col significato di “essere possibile”. 

Ripensando la struttura complessiva della seconda prova nei licei classici, sarebbe interessante che gli alunni potessero svolgere oltre alla traduzione un’analisi del testo (anche poetico, perché no?), oggetto di valutazione da parte degli insegnanti. 



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