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SCUOLA/ Indicazioni nazionali, le scuole hanno scelto Fioroni. E ora?

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Un recupero interessante dell’impianto del 2004 è rinvenibile nell’introduzione di un “profilo” dello studente al termine del primo ciclo di istruzione. Opportuna integrazione al testo delle Indicazioni rivisto. Si tratta di capire che significato e che “peso specifico” attribuire a tale profilo. Assume esso lo statuto di standard nazionali di riferimento che ogni scuola deve tener presente e raggiungere nella sua azione formativa e didattica? Se sì, come è auspicabile, questo elemento all’interno del documento va precisato, esplicitato nelle intenzioni e nella sua portata di punti di riferimento nazionali per tutte le scuole. Qui si gioca il rapporto tra unità nazionale delle scuole ed autonomia dei singoli istituti scolastici. Ed è una sfida non da poco che chiede attenzione ed equilibrio, perché ciò che costituisce un corpus caratterizzante l’essenza della scuola italiana faccia da punto di riferimento e di verifica reale per la singola scuola. Quest’ultima fino ad oggi ha patito difficoltà a gestire un’autonomia di azione orientata e corroborata da un quadro generale su cui valutare e verificare la propria identità operativa.

Nel nuovo testo sparisce l’accorpamento delle discipline in aree disciplinari (definite “assi” nelle Linee guida per il biennio – DM 139/2007). Questa cancellazione presenta un aspetto negativo e una intuizione prospettica interessante. Non è chiaro se il documento per il biennio dell’obbligo scolastico debba influenzare, e in quale misura, il testo delle Indicazioni per il  primo ciclo. Certamente occorre trovare, se non una omogeneità, un raccordo ed una struttura coerente perché il percorso scolastico 6-16 anni si fondi su criteri e postulati pedagogici e culturali strutturati in un format comune. La non strutturazione delle discipline in aree di riferimento per converso sottende  una prospettiva interessante. Si presuppone che tutte le discipline abbiano delle valenze aperte le une con le altre, tutte possono contaminarsi; si possono (si devono?) costruire reti di rapporti tra le varie discipline, presupposto per la costruzione dell’unità del sapere e della conoscenza. In quest’ottica  si può valutare positivamente la comparsa nella bozza delle Indicazioni delle “competenze-chiave” definite dal Parlamento europeo nel dicembre 2006, elemento dimenticato nel testo delle Indicazioni del 2007.

Nella bozza viene mantenuta la dicitura “traguardi per lo sviluppo delle competenze” che “riconferma il carattere dinamico e aperto dei processi di apprendimento che si deve salvaguardare nella scuola di base” (Cerini). Un simile titolo può far sospettare un approccio light alle competenze ma ha una ragion d’essere. Il problema che si apre riguarda il rapporto tra i “traguardi” e la certificazione delle competenze. Ora, presso il ministero sta lavorando una commissione che mira ad individuare un modello di certificazione delle competenze e i criteri per procedere a tale azione.



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