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SCUOLA/ Le nuove indicazioni nazionali? Un copia-incolla mal riuscito

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L'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni (InfoPhoto)  L'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni (InfoPhoto)

Le Bozze del 30 maggio 2012, purtroppo, sembrano redatte senza adeguata memoria dei problemi posti nelle due versioni precedenti. Niente di male per la versione del 2004. Troppo lontana per i tempi amnestici e le reazioni televisive di oggi. Ma anche la versione del 2007 è stata sottoposta ad amputazioni ed elementarizzazioni dei problemi a cui non sarebbe male, per la stessa dignità del documento finale che bisognerà redigere, porre mano. 

Come si può, ad esempio, dare l’illusione di recuperare il concetto di Profilo educativo, culturale e professionale del 2004 proponendo un anoressico Profilo dello studente che, dopo poche righe, diventa incautamente e senza imbarazzi il Profilo delle competenze scolastiche? 

Come si può, d’altra parte, fare un tutt’uno tra l’idea di competenza del 2004, quella del 2007 e quella delle competenze chiave europee, come si trattasse dello stesso concetto e fossero tutte allo stesso livello funzionale, epistemologico e metodologico? 

Come poi riproporre nel 2012, dopo le Indicazioni del 2004 e del 2007, un concetto di curricolo che evoca senza obliquità l’antico imbuto di Norimberga, contenitore che i ragazzi devono accogliere solo perché redatto dalla scuola o, meglio, dai docenti in nome della loro autonomia (e quella dei ragazzi, delle famiglie, del territorio)? 

Come si può aver impoverito in maniera così visibile la qualità epistemologica, culturale e anche pedagogica delle Indicazioni disciplinari del 2007? 

Alcune osservazioni finali. a) È imbarazzante il silenzio che le Bozze del 30 maggio 2012 calano, nella prima parte, sulla parola “persona”. L’espressione resta solo nella seconda parte, di fatto un residuo del taglia e incolla condotto sulle Indicazioni di Fioroni. b) Non meno imbarazzante è l’affermazione sulla “centralità del soggetto che apprende”, dove, però, è chiarissimo il complemento oggetto della frase: cioè il curricolo predisposto dall’istituzione scolastica. Ma il curricolo è un mezzo o un fine? c) Non meno imbarazzante è l’identità, candidamente affermata,  del curricolo di Istituto con l’“espressione della libertà di insegnamento”, quasi che questo tema per noi così storico si coniugi oggi solo sul collettivo formalizzato (il curricolo di scuola, appunto), non anche o più sugli spazi di libertà culturale, pedagogica e metodologica personali che poi diventano anche istituzionali; d) C’è, infine, da aspettarsi che chi criticava negli anni scorsi le Indicazioni perché non sottolineavano a sufficienza temi come quelli dell’evoluzionismo, del problema di genere, della letteratura giovanile, della educazione civica nelle forme trasversali e singolari che doveva assumere nei processi educativi, dell’educazione ambientale, alimentare, per la sicurezza ecc. adesso rimoltiplichi le proprie critiche; o forse tutti questi critici militanti si sono stancati e sono passati nelle retrovie, rassegnati a tutto quanto passa, oggi, il convento. 

 



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