Educazione
martedì 26 giugno 2012
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Nel 2009, nelle intenzioni dell’allora ministro Gelmini, l’operazione che ha ora prodotto le Bozze di Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 30 maggio 2012 avrebbe dovuto essere “l’armonizzazione” di due precedenti norme: le Indicazioni Moratti (59/04) e le Indicazioni Fioroni (DM 31.07.07).
Impegnativa, ma sfidante, la prospettiva di una sintesi positiva tra due norme così diverse. Se si fosse avuta ben chiara e precisa la memoria delle specificità culturali e pedagogiche di entrambe le precedenti versioni e, soprattutto, non si fosse confusa la semplificazione dei problemi con il loro riduzionismo occasionale, non era operazione difficile. Invece.
1. Il decreto legislativo 59/04 immaginava un primo ciclo collocato all’interno di un sistema di istruzione e formazione interamente ripensato dal combinato disposto dal nuovo Titolo V della Costituzione e dalla legge delega 53/03: la persona dello studente al centro dell’azione educativa che le scuole autonome avrebbero progettato per lui, nel rispetto delle norme generali dettate dallo Stato, coinvolgendo famiglie, territorio, istituzioni, mondo produttivo, ... in una parola la Repubblica. Lo scopo istituzionale della scuola si realizzava, dunque, nella libertà e nella responsabilità di concretizzare, sulla base del Pof, piani di studio personalizzati che superassero la logica uniformizzante del curricolo da seconda metà del novecento e che avrebbero utilizzato come mezzo insostituibile per costituirsi il sapere disciplinare e il suo insegnamento. Il fine restava sempre quello di favorire lo sviluppo delle diverse potenzialità (cognitive, manuali, creative, fisiche, ...) di ciascun allievo e la loro trasformazione in quelle competenze personali che lo Stato avrebbe dovuto definire per il termine del primo ciclo. Un costruendo sistema di valutazione esterno avrebbe chiesto precisa rendicontazione dell’autonoma organizzazione di ciascuna scuola e dei risultati raggiunti. Che si trattasse di un’ipotesi troppo ardita e precoce rispetto al “sentire” comune, abbiamo visto tutti e poco ci confortano i tardivi rimpianti di molti. La realtà è stata quella che conosciamo e, si spera, ricordiamo.
2. Le Indicazioni emanate dal ministro Fioroni nel 2007 assumevano il non esplicito ma evidente compito di coniugare alcuni aspetti del decreto legislativo 59/04, ritenuti “possibili” e non troppo destabilizzanti, con le parole d’ordine che alcune forze politiche, sindacati e burocrati avevano invece imposto a custodia dell’esistente: uniformità dei percorsi di insegnamento (via opzionalità e piani di studio personalizzati), assenza di qualsiasi sviluppo professionale dei docenti (via il docente tutor), ridimensionamento della valutazione esterna di sistema. Esse, tuttavia, mantennero saldamente al centro del processo educativo la persona dell’allievo. Collocandola, però, all’interno di un processo pervasivo di cambiamenti culturali e sociali la cui cifra identitaria erano le categorie della complessità e della globalizzazione, e temendo la frammentazione dei percorsi educativi, rilanciarono in modo nuovo la teoria e la pratica del curricolo. Ma si guardarono bene dal solo far sospettare che la persona fosse per il curricolo: doveva essere il contrario. Anche per questo mantennero come centrale la categoria della competenza.
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