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SCUOLA/ Non abbiamo bisogno di "piccoli storici" ma di bambini curiosi

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Se è così, allora, invece che quella di portare il prima possibile i bambini alla storiografia “degli storici” – adulti, appunto − la preoccupazione prima non dovrebbe essere quella proporre ai bambini una storia, un rapporto con il passato umano, concepiti in forme che essi possano appieno pensare? Che sarebbe la via per rendere la storia “bella”, appassionante, viva, insomma “piena di senso” per loro. Tale dunque, oltretutto, che con il maturare fisiologico − nel tempo − di un pensiero via via più adulto essi fossero poi indotti ad applicare con entusiasmo questo “nuovo” pensiero a un campo di conoscenza, quello storico, che sentirebbero come fascinoso. 

Giacché poi, in definitiva, la grande questione culturale e direi quasi ormai antropologica, in quest’ambito, è il generalizzato disinteresse e così spesso disgusto, o comunque ignoranza, dei giovani per la storia e per la dimensione storica. Tanto che verrebbe fatto di dire che il primo, e centrale, e decisivo obiettivo nei primi gradi di scuola dovrebbe essere non tanto di far lavorare i bambini come degli storici, ma di suscitare, o piuttosto non disperdere in loro il gusto e la passione per il rapporto con il passato umano. Obiettivo che, guarda caso, la bozza delle indicazioni non evoca neppure...

Vero che, secondo la nota tesi di Mattozzi, uno degli autorevoli autori del testo, vi si dice che nella scuola primaria ci si deve concentrare sui quadri di civiltà, per passare solo dopo ai processi, alle trasformazioni e agli eventi, in funzione dell’evolvere delle capacità con l’età. Ma questo non tocca il cuore della questione. Per evocarne solo l’aspetto più evidente: si pensi a quel che spiega Bruner (ma già lo diceva Rudolf Steiner un secolo fa), che fino a una certa età il bambino pensa con un pensiero narrativo; o si pensi al gusto, alla passione dei bambini per le storie. Non ne deriva la necessità “ovvia” di proporre la Storia come intessuta, fatta, intrecciata di storie? insomma come “una storia” (vera!). Storie da raccontargli, o da fargli ricostruire, a partire dall’esplorare documenti (strumenti, allora, non scopi dell’azione didattica), e far loro raccontare, e magari recitare e giocare, o disegnare e dipingere... Storie fatta di uomini e donne, con cui stabilire un rapporto, un’“amicizia” , con cui identificarsi, di cui immaginare il volto e le vicende....

Un esempio, dicevo all’inizio. Perché il discorso può valere per tutte le aree disciplinari. È, forse, la questione di fondo della scuola. Proporre i saperi secondo categorie di pensiero adulto, che non dicono nulla ai bambini, o mettere al centro il modo di pensare del bambino, e dunque forme di sapere che lo possano entusiasmare?

A proposito: avete mai visto un sussidiario per la scuola primaria che un bambino apra e abbia voglia di leggere?



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COMMENTI
28/06/2012 - Discorso impeccabile e vale in altri ambiti (Sergio Palazzi)

Con l'abituale appassionata lucidità, l'autore centra il problema: non solo per la storia, gli estensori di programmi, indicazioni, linee guida e quant'altro sembrano, a volte, molto impegnati a sciorinare l'elenco di quel che hanno imparato più o meno bene in ambito accademico, piuttosto che valutare il motivo pedagogico e culturale delle loro scelte. Cercando di mettere dentro l'elenco tutto e il suo contrario, come per dire "vedete che non ci siamo dimenticati di niente?". Ricordo quando, leggendo i sussidiari leggibili degli anni 60, mi ero appassionato alla figura di Barbarossa, anche se allora era ancora un "cattivo" secondo le categorie mitologiche unitario-risorgimentali e non per quelle secessioniste venute dopo. Nella scuola di oggi probabilmente non mi sarei posto il problema perché non avrei incontrato nessuna figura degna di narrazione /affabulazione al di fuori di qualche sbiadito "santino". Mia figlia, che oggi si è finalmente congedata dalla terza media, si è appassionata a quel po' di storia perché l'ha letta in qualche romanzo o magari nelle canzoni metal dei Sabaton, non certo per i libri scolastici. Peraltro, divora libri di saghe più o meno fantasy, e non solo i capolavori di Tolkien e Rowling ma anche cose francamente imbarazzanti, proprio perchè contengono delle storie narrate. Potremmo dire cose analoghe dei programmi di italiano, o di matematica, e solo per non sparare sulla Croce Rossa non parliamo dei programmi di chimica per le superiori...