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SCUOLA/ Se le Indicazioni nazionali mandano i bambini in catena di montaggio

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Le singole affermazioni delle Indicazioni, le frasi prese in modo a sé stante, non sono in generale così terribili − c’è ad esempio un certo riconoscimento della identità di genere (maschi e femmine) e della famiglia come madre e padre; c’è riconoscimento del protagonismo dei bambini/ragazzi nel processo formativo. Rimane però vero quanto sopra detto sul senso complessivo del documento, che rischia nel tempo di snaturare la scuola dell’infanzia e di farci smarrire il senso di ciò che l’infanzia rappresenta nella vita della persona. Un periodo della vita in ogni caso che vale in sé e non come grado preparatorio di livelli futuri. 

La materia è importante e prima di essere sancita a colpi di legge meriterebbe un dibattito diffuso nelle scuole. Non può esserci fretta in questo tipo di lavoro. Le necessità in campi più pratici ed operativi certo non mancano al governo attualmente in carica. Nel frattempo le vecchie indicazioni possono continuare ad essere prese come punto di riferimento. 

Rimane comunque un dato di fatto da considerare: la presenza di scuole d’infanzia paritarie e comunali, che non appartengono al sistema degli istituti comprensivi e di bambini che entrano nel sistema scolastico a partire dalla scuola primaria. 

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