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SCUOLA/ Io, "cattivo" di Tor Bella Monaca, grazie alla bocciatura ho riscoperto il mondo

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Studenti protestano a Santiago del Cile, aprile 2011 (InfoPhoto)  Studenti protestano a Santiago del Cile, aprile 2011 (InfoPhoto)

Gentile direttore,

leggo con piacere su IlSussidiario.net di oggi una domanda profondamente interessante: “cosa rimane ad uno studente bocciato?” Sarà perché nella mia movimentata carriera scolastica ho subito due volte la scottatura di una bocciatura, sarà perché la questione del “cosa rimane”, in un mondo in cui tutto scorre via e più orme non lascia mi affascina profondamente, fatto sta che questa domanda ha catturato la mia attenzione e costretto a scrivere queste poche righe. 

Che si nasconda nella maschera spocchiosa di una debole superbia o che si accusi il colpo nel viso che tetro si fa da spassoso, alla vista rosso fuoco del fatidico “non ammesso” un ragazzo di quindici-sedici anni si accende come una fiaccola: una sete ardente di sapere cosa vale gli sale dalle viscere. Tanto di ciò su cui si è costruita la propria vita sembra crollare d’un colpo: si abbandoneranno i vecchi amici di classe e i professori, si muteranno abitudini consolidate e ci si ritroverà col sapore amaro di una sconfitta che non fa più grandi, come si era pensato, ma molto molto più piccoli. Quanto sembrava bastare sino a poco prima d’un tratto si svela smunto, piccino, emaciato, talmente insufficiente da diventare insopportabile. Si tocca con mano la vanità di ciò su cui si era volentieri poggiato i piedi e ci si sente piccoli dinanzi a un mondo che di colpo si avverte più grande, troppo più grande. La bocciatura è un momento di passaggio – come il matrimonio, la malattia o la morte – e per questo avvicina al mistero.

Di fronte allo sbandamento della sconfitta e al dolore del fallimento, urge e si erge la più bella e preziosa fra le domande: che valore ha la vita? Quando più forte è la percezione del (proprio) nulla, paradossalmente, più semplice è capire la grandezza, nostra e del mondo. Se ciò che si pensava capace di far vivere vivere non fa, cosa mette davvero pace a un cuore così inquieto e risvegliato? 



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COMMENTI
29/06/2012 - GRAZIE LORENZO! (Gianni MEREGHETTI)

Grazie, Lorenzo! Grazie, anch'io sono stato bocciato, tanti e tanti anni fa, e forse questo ha rappresentato la svolta della mia pessima carriera di studente, da quel giorno che ricordo bene per il vuoto che mi ha lasciato dentro è iniziato un percorso nuovo, a zin zag per poi diventare un po' più diritto in università, grazie a quello che dici tu, all'incontro con maestri, uomini che mi hanno insegnato a studiare e nello studio a sorprendere che si può vivere gustandosi tutto. Sì, la bocciatura l'ho sofferta, ma non è stata la fine di tutto, anzi ha provocato una svolta, una svolta di cui sono grato a chi mi ha guardato con una simpatia che non avevo trovato prima. E tra questi in primis a don Giussani che in Università Cattolica insegnandomi teologia morale mi ha sfidato a vivere. Però quanta sofferenza in quella bocciatura, una bocciatura che non è esplosa d'improvviso, ma è maturata dentro mesi e mesi di umiliazione. Me li ricordo bene! Per questo oggi che insegno faccio fatica, ma molta fatica a bocciare, anzi cerco in tutti i modi di trovare in ogni studente un punto da valorizzare, perché, lo so, che c'è questo punto, che c'è questa positività che aspetta solo di essere guardata. Nella mia lunga carriera di insegnante ho visto ragazzi bocciati, vi sono alcuni, pochi, per i quali la bocciatura è stata un punto di svolta, per la maggior parte questo non è accaduto. Il che mi interroga e molto, perchè compito della scuola è promuovere di ogni studente il meglio.