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SCUOLA/ C'è sempre un "volto" dietro le parole, ecco come scoprirlo

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Roma. Il foro (InfoPhoto)  Roma. Il foro (InfoPhoto)

Se quello che conta nel tradurre è la tessitura, è possibile descriverla? Essa è costituita da aspetti sintattici, testuali e semantici, in cui la morfologia ha un ruolo in fondo non primario. Ma proprio la tessitura nella “grammatica” tradizionale non viene descritta. Non sono assunti nel modello interpretativo del latino (né dell’italiano) i sistemi di concordanza, reggenza e inclusione di un gruppo sintattico nell’altro (per esempio il genitivo come “complemento del nome”), per cui noi riconosciamo anche a orecchio che la frase sta in piedi e il senso si costruisce entro un sistema. 

Enrico Tanca nell’articolo del 20 marzo scorso riporta le risposte di Giovanni Pascoli al ministro di allora, fra cui: “Sono pubblicate [...] grammatiche latine ove i fenomeni fonetici e morfologici sono sistematicamente insegnati e illustrati col lume degli odierni studi glottologici; [...] possiamo dichiarare che il metodo che vi regna con le sue minuzie [...] e continui richiami alla meditazione e al raziocinio, non affretta davvero l’apprendimento della lingua”. E anche, dalla relazione della Commissione Reale per l’ordinamento degli studi secondari in Italia del 1909: “L’altro errore, pure frequente, ma meno generale, è di estendere oltre la conoscenza e i bisogni propri alla scuola secondaria l’erudizione filologica e l’analisi grammaticale, morfologica e sintattica, della parola, della frase, del periodo, in guisa che la parola per sé diventi l’obiettivo principale dell’istruzione linguistica”.

È per questo che gli estimatori del metodo Ørberg tagliano corto con tutto questo apparato e tornano direttamente, senza mediazioni, al principio che la lingua anche quando è “morta” resta un sistema di comunicazione, e che come tale va trattata: l’importante è capire, se non proprio esprimersi correntemente, cioè padroneggiare le strutture testuali e comunicative tipiche di quella lingua. 

L’errore è quando si danno come oggetto i meccanismi traspositivi, a cominciare dalla “analisi logica”: come si traduce in latino il complemento di causa? Quali complementi in latino si trovano in ablativo semplice? E via così: come si traduce in italiano il gerundivo latino, ecc...?” Errore! Semmai: quali strutture significative ha l’italiano/ il latino per rendere questo senso dell’altra lingua? Ogni lingua infatti codifica diversamente in strutture morfosintattiche aspetti semantici (per esempio la modalità) ed esperienze (anche corporee: per esempio il senso dello spazio e del tempo).

Per fare ciò bisogna guardare a come ogni lingua si organizza, agli aspetti tipologici per esempio: già il solo ordine dei costituenti sarebbe importante oggetto di studio. Ma ci ricordiamo i prof. che come prima cosa ci facevano mettere la frase latina nell’ordine italiano?!, impedendoci così per sempre di capire un testo. E la gerarchia del periodo? una vera caratteristica del latino classico, e noi costretti a fare l’analisi delle subordinate di primo, secondo, terzo grado, senza più sentire la potenza logica dell’intreccio coerente dei pensieri che ne promana. 

 



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