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SCUOLA/ C'è sempre un "volto" dietro le parole, ecco come scoprirlo

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Roma. Il foro (InfoPhoto)  Roma. Il foro (InfoPhoto)

Non esistono solo i due estremi: lo strumentario metalinguistico astratto e il metodo natura. Si può puntare al riconoscimento della struttura di frase (quella che fa capo al modello dei gruppi sintattici), delle reggenze sintattiche derivanti dal lessico (del tipo: cupidus amandi o facile dictu) e di tutto quanto nel testo può essere previsto come costruzione sistematica (appunto la posizione dei genitivi, le costruzioni simmetriche care alla frase latina: non solum sed etiam, ecc.…). Anche la verbo-dipendenza, o grammatica valenziale, ha un forte potere di comprensione della struttura di frase. 

La mia esperienza (25 anni di cattedra di italiano e latino) è che qualcosa si sblocca nello studente quando smette di vedere il testo come una successione di parole di cui gli sfugge l’organizzazione, e comincia a vedere i soliti due blocchi e mezzo (qualcuno fa qualcosa in certe circostanze) e gli accorpamenti significativi. Allora dietro le parole appare anche un volto, quello di chi le ha pensate e scritte, che lo accoglie nel suo mondo.

 

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