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SCUOLA/ Tutto quello che manca al "merito" di Profumo

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Il premier Mario Monti insieme a Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il premier Mario Monti insieme a Francesco Profumo (InfoPhoto)

Al posto di istituire borse di studio o riconoscimenti vari, il ministro Profumo dovrebbe introdurre il merito nel corpo docenti e iniziare a valorizzare i docenti che si impegnano a livello educativo e ottengono risultati positivi, riuscendo a portare alla conoscenza studenti che si trovano in difficoltà obiettive, con punti di partenza estremamente deboli.

Quel che si deve conquistare nella scuola di oggi è che l’insegnante è un valore aggiunto, mentre viene ancora trattato come un robot che ha dei compiti da eseguire. E molti insegnanti sono così, dei burocrati dell’educazione, accanto a insegnanti che invece incidono dentro l’orizzonte culturale di uno studente e lo aprono al conoscere e al fare. 

Bisogna quindi che il ministro Profumo cambi approccio. Perché non cominciare a chiedersi come identificare e premiare gli insegnanti che meritano? Fatto questo, si dovrebbe andare a premiare gli studenti, anche qui non con riconoscimenti in più, ma valorizzando lo studio quotidiano, rendendo l’ambiente scolastico un luogo affascinante, dove chi vuole può percorrere fino in fondo il cammino della conoscenza.

Ma c’è un’altra questione, indissolubilmente legata a questa. Se la prima condizione è intendersi sul merito, perché il merito è la valorizzazione del singolo studente, è costruire una scuola che non abbia come fine quello di portare tutti allo stesso livello, pur alto, pur altissimo, ma che faccia tutto per far crescere ogni studente per quello che è; ebbene, legato a questo primo presupposto ce n’è un secondo, ed è che per avere una scuola che valorizzi il merito, che alzi i livelli di qualità, c’è una sola cosa da fare: creare una scuola realmente libera, metterla in grado di essere autonoma e paritaria anche dal punto di vista didattico ed economico. 

Oggi lo è solo sulla carta, per questo non c’è valorizzazione del merito, perchè non vi sono le condizioni perché una scuola o un insegnante possano promuovere le qualità e le capacità di cui dispongono. Senza libertà della scuola c’è solo un merito fittizio; con la libertà della scuola ognuno potrà esprimere il meglio delle sue potenzialità.

Per questo, al posto di spendere soldi per premiare studenti dell’anno − che di fatto sono solo l’esito di pure contingenze, sarebbe meglio che il governo trovasse le risorse per potenziare autonomia e parità, valorizzando così il lavoro dei docenti, vera base su cui può poggiare il merito di ogni studente.



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