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SCUOLA/ Tutto quello che manca al "merito" di Profumo

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Il premier Mario Monti insieme a Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il premier Mario Monti insieme a Francesco Profumo (InfoPhoto)

Il merito entrerà nella scuola? Sembra proprio di sì, con un decreto del governo Monti che premierà gli studenti migliori con borse di studio e riconoscimenti pubblici di diverso tipo. 

Va benissimo premiare gli studenti che eccellono, ma sostenere che sia questa l’introduzione del merito nella scuola, è contro la realtà. Il ministro Profumo sta con il suo metodo sollevando questioni giuste: lo ha fatto con il Tfa, lo fa ora con il decreto sul merito, ma deve imparare ad essere più incisivo, a capire quale forma dare alle istanze che da persona intelligente avverte, altrimenti, come già successo con il Tfa, finisce per tradire nei fatti ciò che è pur valido come intenzione. 

Il problema del merito è senz’altro una delle questioni più importanti del sistema dell’istruzione; a maggior ragione lo è oggi, quando si sono raggiunti livelli di diffusione dell’istruzione mai visti prima, come esito del processo di scolarizzazione portato dagli anni 70. Ma non si può ridurre il merito a qualche premio che la scuola concede, bontà sua, agli studenti che si distinguono per i risultati ottenuti nel corso dell’anno. Fare questo non è introdurre il merito nella scuola, ma semplicemente valorizzare chi si impegna ed ha particolari capacità. Se si vuole introdurre il merito nella scuola e farlo seriamente, occorre prima chiedersi che cosa sia il merito e dunque che cosa si possa identificare come valore dentro una esperienza scolastica. Una domanda cui dare risposta, prima di procedere a qualsiasi forma di valorizzazione o di promozione, una domanda che di fatto oggi è pressochè inevasa dando così luogo a tanti, troppi equivoci.

In questa direzione val la pena sottolineare che in campo educativo il merito è relativo, non nel senso di relativo alla discrezionalità del valutatore, ma relativo al percorso che ogni studente fa: riguarda il punto da cui parte e il punto cui arriva, per cui per valutare il merito bisogna saper cogliere la realtà, identificare il cammino di crescita di ogni studente e riconoscere il valore aggiunto di ogni percorso individuale, là dove si gioca il rapporto tra insegnante e libertà dello studente. Fare questo lavoro è decisivo per iniziare a dire una parola significativa sul merito, uscendo dalla dialettica ideologica degli anni 70 e 80 per arrivare a descrivere la realtà educativa per ciò che è in se stessa, ossia il cammino verso la conoscenza che uno studente mette in atto.

Per questo, prima di parlare del merito degli studenti bisogna mettere a tema il merito degli insegnanti. È qui che il discorso attuale è monco. Si vuole premiare il supposto merito degli studenti senza capire che dipende da quello degli insegnanti che è il primo merito a dover essere valorizzato. 



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