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SCUOLA/ Tre idee per fare i concorsi "salvando" precari e i nuovi Tfa

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CONCORSI, PRECARI E NUOVI TFA. Ringrazio Mariella Ferrante per aver dato conto della mia posizione in merito alle procedure di assunzione del personale docente. Colgo l’occasione per sistematizzare alcune linee di indirizzo e una proposta per l’immediato, sperando che il dibattito possa continuare e portare il ministro ad una soluzione che ci faccia fare passi avanti nella soluzione dei problemi.

Personalmente non ho mai avuto particolare simpatia per il concorso come metodo per la selezione del personale docente. Mi ritrovo infatti in quanto scritto in un intelligente libro di qualche anno fa (Malascuola di Claudio Cremaschi, Piemme Editore, 2009) che lo definisce “rozzo e inefficace”, non utile a selezionare i più meritevoli, dato che verifica competenze principalmente disciplinari che dovrebbero essere date per acquisite nel percorso universitario.

Detto questo, temo che per il breve periodo si debba comunque procedere con questo strumento. Possibilmente rendendolo meno rozzo e più efficace, capace quindi di verificare anche competenze diverse da quelle strettamente disciplinari; eventualmente anche sperimentando forme concorsuali diverse dal Grande Concorso Nazionale. Questo mio convincimento della ineluttabilità – in questa fase – di una procedura concorsuale nasce dal fatto che oggi l’esigenza principale che abbiamo di fronte è quella di contemperare due diritti: quello di chi è nelle graduatorie (Gae) da moltissimo tempo e quello di chi – più giovane - aspira ad insegnare. Oltre a queste esigenze dei singoli aspiranti docenti, il sistema ha il dovere di selezionare personale più fresco per far fronte ad alcune innovazioni (non solo tecnologiche) che senza una risposta adeguata e un atteggiamento proattivo da parte del corpo insegnante non potranno mai essere compiutamente implementate.

Per questi motivi, mi sono convinto che qualsiasi soluzione dovrebbe passare attraverso l’implementazione di tre principi.

1. Distinguere l’abilitazione dall’assunzione: abilitarsi è la certificazione dell’avvenuto percorso formativo specifico che, da sola, non dà alcun diritto al posto, né in una scuola né in una graduatoria. Analogamente il concorso non dovrà mai più essere abilitante, né dare alcun diritto se non quello di accedere alle cattedre disponibili al momento in cui viene indetto.

2. Mantenere il doppio canale per tutte le classi di concorso, anche quelle con pochi posti disponibili. Ci sono due posti? Uno andrà a personale dalle graduatorie, l’altro sarà assegnato per concorso. Si può eventualmente studiare un meccanismo che preveda di pescare dalle graduatorie una percentuale maggiore o minore di quella prevista dalle norme attuali (50% appunto) a seconda della loro maggiore o minore numerosità, ciò al fine di accelerare l’esaurimento delle graduatorie più numerose dando al contempo anche una possibilità ai più giovani. Nulla impedisce peraltro a chi è nelle Gae di partecipare al concorso.



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