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ESAME DI STATO/ Tre consigli per non sprecare quei giorni di vita

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Esame di Stato in vista (InfoPhoto)  Esame di Stato in vista (InfoPhoto)

Cari ragazzi,

anzi cari giovani uomini e giovani donne (fino a quando infatti continueremo a chiamarvi ragazzi? Fino a venti, trenta, quaranta anni?). La Maturità sta facendo passi da gigante nel venirvi incontro. E presto di sicuro vi raggiungerà. Qualcuno di voi forse la vede come la Morte Nera, qualcuno come una liberazione (dai banchi di scuola), altri come un male necessario che perlomeno sarà di breve durata. Come dire, meglio che una malattia... Ma perché non provare a pensarla come un’opportunità? Davvero non avete voglia di provare a gustarvela tutta intera, mangiarvela e berla senza avanzarne nemmeno un pezzettino?

Proviamo a metterla così: siete davanti alla possibilità di verificare che è bello essere giudicati. Lo so, sembra strano. Eppure solo uno sciocco può far suo l’adagio di quella vecchia canzone che diceva: “nessuno mi può giudicare...”! Un soggetto sano, che sta bene, al contrario desidera il giudizio, potremmo dire che non attende altro: il giudizio permette infatti di concludere – in positivo e anche in negativo certo - e vi è sempre un vantaggio nella conclusione. Essa infatti segna un punto, fa da base per una nuova partenza, agevola un cammino, un percorso. 

È esperienza di tutti come non si stia bene quando il nostro pensiero non riesce a concludere, quando non arriva in nessun posto e continua ad arrovellarsi spesso in modo circolare. L’immagine del gatto che si morde la coda resta ancora un buon modo di rappresentare questa situazione; da un gatto ci aspettiamo che giochi con un gomitolo o insegua una lucertola o che salti alto per raggiungere una mosca. Da noi, invece, che ci si muova nel reale a nostro beneficio. E perché vi sia moto occorre che vi sia un punto di partenza sì, ma anche un punto di arrivo. Il nostro moto è sempre a meta, mai afinalistico.

Se uno mi è amico, mi giudica: mi imputa meriti e demeriti riconoscendomi sempre la facoltà di aver fatto andar bene o male quel certo affare, quel rapporto, quell’atto. Starà poi a me valutarne l’affidabilità, riconoscere la validità del giudizio formulato e farmene qualcosa. 

L’esame che sta arrivando, con le sue prove effettivamente complesse e impegnative, può essere subìto o vissuto da protagonista, ossia affrontato con energia e passione. E chi ha mai detto che i protagonisti non debbano avere un po’ di paura, oppure essere intimoriti? Non si tratta di questo. Loro però non mollano almeno su un punto: il desiderio di vivere con pienezza il pezzo di reale che incontrano. 



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COMMENTI
07/06/2012 - Niente va perduto... (claudia mazzola)

Che articolo bello questo di Luigi Ballerini, fa venire voglia di tornare a scuola. Grazie per questa memoria emozionante.